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Le riforme condivise

di Beppe Grillo il 03.01.2010

Il messaggio di Morfeo Napolitano per il nuovo anno ha riguardato le "riforme condivise" per le quali ha ottenuto un "plauso unanime". Traduzione per i neofiti del linguaggio politico: per "riforme condivise" si intendono gli "inciuci sottobanco", per "plauso unanime", l'accordo a tavolino di cinque persone: Casini, Fini, Berlusconi, Bersani in D'Alema e Bossi per rimanere in sella e spartirsi la torta dello Stato. Ma quando parlano di riforme a cosa si riferiscono? Sempre a una, sola e irrinunciabile riforma dello Stato: quella della Giustizia per non farsi processare e continuare a fare i cazzi propri. Una riforma di cui si sente l' "esigenza profonda che il Paese ha e che i cittadini avvertono".
Le riforme per un "Parlamento Pulito", rappresentativo e senza condannati, chieste dai cittadini giacciono nel cassetto di Schifani, e sono 350.000 firme autenticate. Le firme per le riforme per una informazione libera con l'abolizione della legge Gasparri e del finanziamento pubblico a giornali come il Corriere della Sera, Libero, il Sole 24 Ore o il Foglio sono state respinte dalla Corte di Cassazione. Erano milioni di firme, sono rimaste inascoltate. Peggio: disprezzate, insultate, usate come carta da cesso. Quali riforme può attuare questo Parlamento senza legittimità e incostituzionale? Formato da "non eletti", da nominati, come tanti cavalli di Caligola, senatori e deputati. Una congrega di condannati in via definitiva, di imputati, di gente sotto processo per mafia o di cui è stato chiesto e negato l'arresto come Nicola Cosentino per relazioni con la camorra, un signore che fa il sottosegretario all'Economia. Di personaggi accampati da decenni a nostre spese a recitare la parte del "politico" che si batte per "il bene del Paese", da Mastella a Fassino. Di quali riforme biascica il Presidente sollevando il solo entusiasmo di chi ne beneficerà e l'ilarità e la compassione degli italiani onesti?
Il pesce puzza dalla testa e il Parlamento è una cloaca morale. Con quale diritto i parlamentari possono avanzare proposte di riforma quando non sanno neppure riformare sé stessi? Gente che matura il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo, strapagata eppure doppiolavorista, che continua a fare l'avvocato come Ghedini, l'attore come Barbareschi, l'amministratore di Expo 2015 come Stanca. In aula non si vedono quasi mai. Perché allora li paghiamo con i soldi delle nostre tasse? Le riforme, le loro riforme, le fanno già tutti i giorni e le condividono in Parlamento e al Quirinale, come lo Scudo Fiscale, il più grosso regalo economico ai mafiosi e agli evasori e il più grosso vaffanculo della Storia italiana ai contribuenti.
La prima riforma è quella di restituire il diritto ai cittadini di scegliere il proprio candidato, quindi tornare a votare. Di questi parlamentari ne rimarrebbe forse il 10%, il resto, formato da NOSTRI dipendenti, potrebbe allora procedere alle vere riforme: restituire ai cittadini voce, scelte e dignità. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Tratto dal blog di Beppe Grillo (beppegrillo.it) con licenza Creative Commons License

 

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