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La Sesta dichiarazione degli zapatisti della Selva Lacandona

di EZLN il 02.07.2005

La Sesta dichiarazione degli zapatisti della Selva Lacandona. “Insieme agli altri settori sociali che hanno i nostri stessi bisogni sarà forse possibile ottenere quello di cui necessitiamo e che meritiamo” Gli indigeni del Chiapas uniti ai lavoratori di città e campagna Noi zapatisti dell'Ezln abbiamo dedicato questo tempo alla nostra forza principale, cioè ai popoli che ci sostengono. La situazione in qualche cosa è migliorata e non si può dire che l'organizzazione e la lotta zapatiste sono state vane, ma, anche se ci elimineranno completamente, la nostra lotta è servita a qualcosa. Non sono cresciuti solo i popoli zapatisti, ma è cresciuto anche l'Ezln. Perché in questo tempo è successo che le nuove generazioni hanno rinnovato tutta la nostra organizzazione. Hanno portato nuova forza. I comandanti e le comandanti che raggiungevano la loro maturità all'inizio della sollevazione nel 1994, posseggono ora la saggezza di quanto appreso nella guerra e nel dialogo di 12 anni con migliaia di uomini e donne di tutto il mondo. I membri del Ccri, la direzione politico-organizzativa zapatista, ora consigliano ed orientano i nuovi che continuano ad unirsi alla nostra lotta e che vanno ad occupare incarichi direttivi. Da tempo ormai i "comitati" (come li chiamiamo noi) hanno preparato tutta una nuova generazione di comandanti e comandanti che, dopo un periodo di istruzione e prova, incominciano ad apprendere i compiti di comando organizzativo e a svolgerli. E succede anche che i nostri insurgentes, insurgentas, miliziani, miliziane, responsabili locali e regionali, così come le basi di appoggio che erano giovani all'inizio della sollevazione, sono ora uomini e donne maturi, veterani combattenti e leader naturali nelle proprie unità e comunità. E chi era bambino quel gennaio del '94, ora è un giovane cresciuto nella resistenza e formato nella degna ribellione condotta dai suoi genitori in questi 12 anni di guerra. Questi giovani hanno una formazione politica, tecnica e culturale che non avevano i fondatori del movimento zapatista. Questa gioventù alimenta ora, sempre di più, tanto le nostre truppe quanto i ruoli direttivi dell'organizzazione. Tutti noi abbiamo visto gli inganni della classe politica messicana e la distruzione che le sue azioni provocano nella nostra patria. Ed abbiamo visto le grandi ingiustizie e carneficine che compie la globalizzazione neoliberista in tutto il mondo. Ma di questo parleremo in seguito. Così l'Ezln ha resistito a 12 anni di guerra, di attacchi militari, politici, ideologici ed economici, di accerchiamento, di vessazioni, di persecuzione, ma non ci hanno sconfitto, non ci siamo venduti né arresi, e siamo andati avanti. Molti altri compagni di molte parti sono entrati a far parte della lotta, cosicché, invece di indebolirci dopo tanti anni, siamo diventati più forti. Ci sono indubbiamente problemi che si possono risolvere separando di più la parte politico-militare dalla parte civile-democratica. Ma ci sono cose, le più importanti, come le nostre richieste per cui lottiamo, che non sono ancora state raggiunte completamente. Secondo il nostro pensiero e quello che sentiamo nel nostro cuore, siamo arrivati ad un punto in cui non possiamo più andare oltre, in aggiunta, è possibile che perdiamo tutto quello che abbiamo se restiamo dove siamo arrivati adesso e non facciamo nient'altro per avanzare. Quindi, è arrivata l'ora di rischiare un'altra volta e compiere un passo pericoloso ma che vale la pena. Perché, forse uniti con altri settori sociali che hanno i nostri stessi bisogni sarà possibile ottenere quello di cui necessitiamo e meritiamo. Un nuovo passo avanti nella lotta indigena è possibile solo se l'indigeno si unisce con operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati... cioè i lavoratori della città e della campagna. III - Come vediamo il mondo Ora vi spieghiamo come noi zapatisti vediamo ciò che succede nel mondo. E vediamo che in questo momento il capitalismo è il più forte. Il capitalismo è un sistema sociale, cioè il modo in cui in una società sono organizzate le cose e le persone, e chi ha e chi non ha, e chi comanda e chi obbedisce. Nel capitalismo ci sono alcuni che hanno denaro, cioè capitale e fabbriche e negozi e terre e molte cose, e ci sono altri che non hanno niente ma hanno solo la loro forza e le loro competenze per lavorare; e nel capitalismo comandano quelli che hanno il denaro e le cose ed obbediscono quelli che non hanno altro che la loro capacità di lavoro. Dunque, il capitalismo significa che ci sono pochi che hanno grandi ricchezze, ma non è che abbiano vinto un premio, o trovato un tesoro, o ereditato da un parente: quelle ricchezze le ottengono sfruttando il lavoro di molti. Vale a dire, questo capitalismo si basa sullo sfruttamento dei lavoratori, il che significa spremere i lavoratori e tirare fuori da questi tutto quello che si può per guadagnarci. E questo si fa con ingiustizia, perché i ricchi non pagano il giusto al lavoratore per il suo lavoro, ma gli danno un salario appena sufficiente per mangiare un po' e perché possa riposarsi un pochino e il giorno seguente torni di nuovo a lavorare dove lo sfruttano, che sia nelle campagne o in città. Il capitalismo si arricchisce anche con la spoliazione, cioè con il furto, perché toglie ad altri quello che brama, per esempio terre e ricchezze naturali. Il capitalismo, quindi, è un sistema dove i ladri sono liberi e sono ammirati e portati ad esempio. Ed oltre a sfruttare e a sottrarre, il capitalismo reprime, perché imprigiona ed ammazza coloro che si ribellano all'ingiustizia. Quello che più interessa al capitalismo sono le merci, perché quando si comperano e si vendono danno guadagni. E dunque il capitalismo trasforma tutto in merce: per lui sono merci le persone, la natura, la cultura, la storia, la coscienza. Secondo il capitalismo, tutto deve potersi comperare e vendere. E tutto nasconde dietro le merci affinché non si veda lo sfruttamento che attua. Ed allora le merci si comperano e si vendono in un mercato. E risulta che il mercato, oltre a servire per comperare e vendere, serve anche per nascondere lo sfruttamento dei lavoratori. Per esempio, nel mercato vediamo il caffè già confezionato, nel suo sacchetto o nel barattolo proprio bello, ma non vediamo il contadino che ha sofferto per raccogliere il caffè e non vediamo il coyote che gli ha pagato pochissimo il suo lavoro e non vediamo i lavoratori nella grande impresa che si ammazzano a impacchettare il caffè. Oppure, prendiamo un apparecchio per ascoltare musica tipo cumbias, rancheras, o corridoi, o come volete, e vediamo che è molto buono perché ha buon suono, ma non vediamo l'operaia dell'impresa di montaggio che ha tribolato ore e ore per collegare i cavi e le parti dell'apparecchio, e la hanno pagato una miseria in denaro, mentre vive lontano dal posto di lavoro e spende molto per il trasporto e corre inoltre il rischio che la sequestrino, la violentino e l'ammazzino, come succede a Ciudad Juárez, in Messico. Sul mercato vediamo merci, ma non vediamo lo sfruttamento attraverso cui sono state fatte. E perciò il capitalismo ha bisogno di molti mercati... o di un mercato molto grande, un mercato mondiale. E allora risulta che il capitalismo di adesso non è come quello di prima, quando i ricchi si limitavano a sfruttare i lavoratori nel proprio paese; ora si trova nella fase che si chiama Globalizzazione Neoliberista. Questa globalizzazione vuol dire che oramai i lavoratori sono dominati non solo in uno o in vari paesi, ma i capitalisti oramai tentano di dominare tutto in tutto il mondo. E dato che il mondo, cioè il pianeta Terra, è detto anche "globo terracqueo", per questo motivo si dice "globalizzazione", cioè tutto il mondo. E si parla di neoliberismo, che è l'idea che il capitalismo è libero di dominare tutto il mondo e non c'è nulla da fare, perché bisogna rassegnarsi e accontentarsi e non fare chiasso, cioè non ribellarsi. Il neoliberismo è la teoria, il progetto della globalizzazione capitalista. E il neoliberismo ha i suoi piani economici, politici, militari e culturali. In tutti questi piani quello di cui si tratta è dominare tutti, e colui che non obbedisce viene represso e messo da parte affinché non trasmetta le sue idee di ribellione ad altri. Allora, nella globalizzazione neoliberista, i grandi capitalisti che vivono nei paesi potenti, come gli Stati Uniti, vogliono che tutto il mondo diventi come una grande impresa in cui si producono merci e come un grande mercato. Un mercato mondiale, un mercato per comperare e vendere tutto quello che si produce nel mondo e per nascondere tutto lo sfruttamento di tutto il mondo. E quindi i capitalisti globalizzati si inseriscono dappertutto, in tutti i paesi, per fare i loro grandi affari, ovvero, i loro grandi sfruttamenti. E non rispettano niente e si insediano a forza. Praticamente conquistano gli altri paesi. Per questo noi zapatisti diciamo che la globalizzazione neoliberista è una guerra di conquista di tutto il mondo, una guerra mondiale, una guerra che il capitalismo conduce per dominare a livello mondiale. Questa conquista a volte avviene con eserciti che invadono un paese e lo conquistano con la forza. A volte, invece, avviene attraverso l'economia, cioè i grandi capitalisti investono il loro denaro in un altro paese o gli prestano denaro, ma a condizione che obbedisca a quello che dicono loro. E introducono anche le loro idee, cioè la cultura capitalista, che è la cultura della merce, del profitto, del mercato. Con la conquista, il capitalismo fa quello che vuole, cioè distrugge e cambia quello che non gli piace ed elimina quello che lo disturba. Per esempio, lo disturbano quelli che non producono né comperano né vendono le merci della modernità, o quelli che si ribellano a questo ordine. E quelli che non gli servono, li disprezza. Per questo motivo gli indigeni disturbano la globalizzazione neoliberista e per questo li disprezzano e li vogliono eliminare. Il capitalismo neoliberista cancella anche le leggi che non gli permettono di sfruttare ed avere molti profitti. Per esempio, impongono che tutto si possa comperare e vendere, e dato che il capitalismo ha il denaro, allora compera tutto. Così il capitalismo distrugge i paesi che conquista con la globalizzazione neoliberista, ma poi vuole pure risistemare tutto o rifarlo di nuovo ma a modo suo, cioè in modo che gli dia benefici e senza nessuno che lo disturbi. Così, la globalizzazione neoliberista, cioè capitalista, distrugge quello che c'è in quei paesi, distrugge la loro cultura, la loro lingua, il loro sistema economico, il loro sistema politico e distrugge anche le forme di rapporto esistenti in questi paesi. Cioè, distrugge tutto quello che fa sì che un paese sia un paese. Quindi, la globalizzazione neoliberista vuole distruggere le Nazioni del mondo e vuole che rimanga una sola Nazione o paese, cioè il paese del denaro, del capitale. E il capitalismo pretende allora che tutto sia come vuole lui, cioè a modo suo, e ciò che è diverso perché non gli piace lo perseguita e l'attacca, o lo mette da parte in un angolo e fa come se non esistesse. Per riassumere, il capitalismo della globalizzazione neoliberista si basa sullo sfruttamento, sulla spoliazione, sul disprezzo e sulla repressione di quelli che non accettano. Ovvero: uguale a prima, ma ora globalizzato, mondiale. Ma non è tanto facile per la globalizzazione neoliberista, perché gli sfruttati di ogni paese non si accontentano e non dicono che non c'è più nulla da fare, ma si ribellano; e quelli che protestano e disturbano resistono e non si lasciano eliminare. E allora vediamo che in tutto il mondo quelli che sono fottuti fanno resistenze per non arrendersi, cioè si ribellano, e non solo in un paese ma abbondano ovunque; cioè, dove c'è una globalizzazione neoliberista, c'è anche una globalizzazione della ribellione. E in questa globalizzazione della ribellione non ci sono solo i lavoratori delle campagne e delle città, ma ci sono anche altri ed altre che sono perseguitati e disprezzati per lo stesso motivo, perché non si lasciano dominare, come le donne, i giovani, gli indigeni, gli omosessuali, le lesbiche, i transessuali, gli emigranti e molti altri gruppi presenti in tutto il mondo, ma che non vediamo finché non gridano a coloro che li disprezzano "ora basta" e si sollevano, e allora sì li vediamo e li sentiamo e li conosciamo. E allora noi vediamo che tutti questi gruppi di persone stanno lottando contro il neoliberismo, cioè contro il piano della globalizzazione capitalista, e stanno lottando per l'umanità. E tutto quello che vediamo ci suscita grande stupore nel vedere la stupidità dei neoliberisti che vogliono distruggere tutta l'umanità con le loro guerre e i loro sfruttamenti; ma ci suscita anche grande contentezza vedere che dovunque nascono resistenze e ribellioni, come la nostra, che è un po' piccola ma siamo qui. E vediamo tutto questo in tutto mondo e il nostro cuore sa che non siamo soli. IV. - Come vediamo il nostro paese che è il Messico Ora vi parliamo di come vediamo quello che sta succedendo nel nostro Messico. Bene, quello che vediamo è che il nostro paese è governato dai neoliberisti. Ossia che, come già abbiamo spiegato, i governanti che abbiamo stanno distruggendo la nostra Nazione, la nostra Patria messicana. E il loro lavoro, il lavoro di questi cattivi governanti, non è agire per il benessere del popolo, ma solo occuparsi del benessere dei capitalisti. Ad esempio, fanno leggi come quelle del Trattato di Libero Commercio che gettano nella miseria molti messicani, tanto i contadini come i piccoli produttori, che vengono "divorati" dalle grandi imprese agroindustriali; così come gli operai e i piccoli impresari, perché non possono competere con le grandi transnazionali che si installano senza che nessuno dica loro niente e addirittura con tante grazie, e applicano bassi salari e prezzi alti. Così, come si dice, alcune delle basi economiche del nostro Messico, che erano la campagna e l'industria e il commercio nazionali, sono distrutte e ne restano solo pochi rottami che di sicuro saranno venduti. E queste sono delle grandi disgrazie per la nostra Patria. Perché nella campagna oramai non si producono alimenti, ma solo quello che vendono i grandi capitalisti, e le terre buone sono rubate con la complicità e con l'appoggio dei politici. Nelle campagne, cioè, sta succedendo lo stesso come ai tempi del porfirismo, solo che, invece dei latifondisti, ora sono alcune imprese straniere quelle che raggirano per bene il contadino. E dove prima c'erano crediti e prezzi protetti, adesso ci sono solo elemosine, e a volte neanche queste. Per il lavoratore della città, invece, le fabbriche chiudono e si resta senza lavoro, o si aprono quelle che si chiamano maquiladoras [fabbriche di montaggio di pezzi prodotti altrove], che sono di proprietà degli stranieri e che pagano una miseria per molte ore di lavoro. Quindi, non importa il prezzo dei prodotti di cui ha bisogno il popolo perché, che sia caro o a buon mercato, non c'è salario. E se qualcuno lavorava in una piccola o media impresa, adesso non lavora più, perché è stata chiusa e comperata da una grande transnazionale. E se qualcuno aveva un piccolo commercio, è sparito pure questo, oppure si è messo a lavorare clandestinamente per le grandi imprese, che sfruttano all'inverosimile e fanno lavorare perfino i bambini e le bambine. E se prima il lavoratore era iscritto al suo sindacato per chiedere legalmente i suoi diritti, adesso non più, perché lo stesso sindacato gli dice che deve accettare che gli abbassino il salario o la giornata di lavoro o che gli tolgano prestazioni [sociali, sanitarie, ecc. ], perché se no l'impresa chiude e se ne va in un altro paese. E poi c'è la faccenda del "microcommercio", più o meno il programma economico del governo, perché tutti i lavoratori della città si mettano a vendere gomme da masticare o schede telefoniche agli angoli delle strade. E' la pura distruzione economica anche nelle città. Quello che accade è che l'economia del paese è compromessa tanto in campagna come in città, perché molti messicani e messicane devono lasciare la loro Patria, la terra messicana, ed andare a cercarsi il lavoro in un altro paese, gli Stati Uniti, dove non li trattano bene ma li sfruttano, li perseguitano, li disprezzano e perfino li ammazzano. Allora nel neoliberismo che c'impongono i malgoverni non è migliorata l'economia, al contrario, la campagna ha tutta una serie di bisogni e nelle città non c'è lavoro. Sta succedendo che il Messico sta diventando un paese dove nascono e vivono per un po', e poi muoiono, coloro che lavorano per la ricchezza degli stranieri, in particolare dei gringos ricchi. Per questo diciamo che il Messico è dominato dagli Stati Uniti. Non succede però solo questo, perché il neoliberismo ha cambiato anche la classe politica del Messico, cioè i politici, perché li ha trasformati in commessi di bottega che devono fare tutto il possibile per vendere tutto e a buon mercato. Avete visto che hanno già cambiato le leggi per cancellare l'articolo 27 della Costituzione per vendere le terre degli ejidos e comunali. Quella è stata opera di Salinas de Gortari, e lui e le sue bande dissero che era per il bene della campagna e del contadino, che così prosperava e viveva meglio. Ma è stato così? La campagna messicana sta peggio che mai e i contadini sono più a terra che ai tempi di Porfirio Díaz. Ed hanno detto anche che privatizzeranno, cioè che venderanno agli stranieri le imprese dello Stato che servivano al benessere del popolo. Dato che non funzionano bene e si devono modernizzare, è meglio venderle. Ma, invece di migliorare, le conquiste sociali della rivoluzione del 1910 ora fanno pena... e rabbia. Hanno anche detto che bisogna aprire le frontiere per fare entrare tutto il capitale straniero, che così si incoraggeranno gli impresari messicani a fare meglio le cose. Ma ora vediamo che non ci sono neanche più imprese nazionali, se le sono mangiate tutte gli stranieri, e quello che vendono è peggio di ciò che si faceva in Messico. I politici messicani adesso vogliono vendere anche la Pemex, il petrolio dei messicani, e l'unica differenza è che alcuni dicono che si vende tutto ed altri dicono che se ne vende solo una parte. E vogliono anche privatizzare la previdenza sociale e l'elettricità e l'acqua e i boschi e tutto, fino a che non rimarrà più niente del Messico e il nostro paese sarà solo un terreno vuoto o un parco divertimenti per i ricchi di tutto il mondo, mentre noi messicani e messicane saremo i loro domestici, attenti a servirli, vivendo male, senza radici, senza cultura, senza Patria insomma. I neoliberisti vogliono uccidere il Messico, la nostra patria messicana. Ed i partiti politici elettoralisti non solo non rappresentano una difesa, ma sono i primi di tutti a mettersi al servizio degli stranieri, principalmente degli Stati Uniti, e sono incaricati di ingannarci, di farci guardare dall'altra parte mentre loro vendono tutto e si prendono i profitti. Tutti i partiti politici elettorali attualmente esistenti, non solo alcuni. Pensate se hanno fatto qualcosa di buono e vedrete che non esiste altro che furti e inganni. I politici hanno sempre le loro belle case e le loro belle automobili e i loro lussi. E poi vogliono anche che li ringraziamo e che votiamo un'altra volta per loro. Veramente, come si dice, non hanno un minimo di decenza. E non la hanno perché davvero non hanno Patria, hanno solo conti in banca. E vediamo anche crescere molto il narcotraffico e i crimini. A volte pensiamo che i criminali siano come quelli rappresentati nelle ballate o nei film, e forse alcuni lo sono, ma non i capi. I capi sono ben vestiti, hanno studiato all'estero, sono eleganti, non si nascondono ma mangiano nei migliori ristoranti e appaiono sui giornali belli e ben vestiti alle loro feste, cioè, come si dice, sono "gente per bene" e alcuni sono perfino governanti, deputati, senatori, segretari di Stato, prosperi impresari, capi di polizia, generali. Stiamo dicendo che la politica non serve? No, quello che vogliamo dire è che QUESTA politica non serve. E non serve perché non tiene conto del popolo, non lo ascolta, non gli fa caso, gli si avvicina solo quando ci sono le elezioni; e non vogliono neanche più i voti, gli bastano ormai le inchieste per stabilire chi vincerà. E promettono che faranno questo e quest'altro, ma poi, non li vedi più, salvo che non esca la notizia che si sono rubati il denaro, ma non ne subiranno le conseguenze perché la legge, che gli stessi politici hanno fatto, li protegge. Questo è, infatti, un altro problema: la Costituzione è stata oramai tutta rimaneggiata e cambiata. Non è più quella che conteneva i diritti e le libertà del popolo lavoratore; ora ci sono i diritti e le libertà dei neoliberisti per i loro grandi profitti. E i giudici sono lì per servire questi neoliberisti, perché si pronunciano sempre a loro favore, mentre a quelli che non sono ricchi toccano le ingiustizie, le prigioni, i cimiteri. Nonostante tutto questo disordine che stanno facendo i neoliberisti, ci sono tuttavia messicani e messicane che si organizzano e fanno lotte di resistenza. E così sappiamo che ci sono indigeni, che vivono in terre lontane dal Chiapas, che costruiscono la loro autonomia e difendono la loro cultura e curano la terra, i boschi, l'acqua. E ci sono lavoratori della campagna, contadini, che si organizzano e fanno le loro marce e mobilitazioni per esigere crediti e sostegni all'agricoltura. E ci sono lavoratori della città che non permettono che tolgano loro i diritti o che privatizzino il loro lavoro, ma protestano e manifestano affinché non portino via loro quel poco che hanno e affinché non privino il paese di quello che è suo, come l’elettricità, il petrolio, la previdenza sociale, l’educazione. E ci sono studenti che non permettono che si privatizzi l’educazione e lottano perché sia gratuita e popolare e scientifica, cioè che non si debba pagare, che tutte le persone possano imparare, e che nelle scuole non s’insegnino fesserie. E ci sono donne che non permettono che le trattino come oggetti o che le umilino e disprezzino solo perché sono donne, ma si organizzano e lottano per il rispetto che meritano in quanto donne. E ci sono giovani che non accettano di essere abbrutiti dalle droghe o di essere perseguitati per il loro modo di essere, ma acquistano coscienza con la loro musica e la loro cultura, insomma con la loro ribellione. E ci sono omosessuali, lesbiche, transessuali ecc., che non accettano che li si prenda in giro, li si disprezzi, li si maltratti e perfino li si ammazzi perché hanno un orientamento sessuale diverso e li si tratta da anormali o delinquenti, e quindi si organizzano per difendere il loro diritto alla diversità. E ci sono sacerdoti e suore e quelli che si chiamano secolari che non stanno con i ricchi né con i rassegnati alla preghiera, ma si organizzano per affiancare le lotte del popolo. E ci sono i cosiddetti attivisti sociali, uomini e donne che hanno passato tutta la loro vita a lottare per il popolo sfruttato, e sono gli stessi che hanno partecipato ai grandi scioperi e alle iniziative operaie, alle grandi mobilitazioni cittadine, ai grandi movimenti contadini e che hanno subito le grandi repressioni; e tutti, anche se alcuni hanno già una certa età, continuano senza arrendersi e vanno da una parte all’altra cercando la lotta, cercando l’organizzazione, cercando la giustizia, e si creano organizzazioni di sinistra, organizzazioni non governative, organizzazioni dei diritti umani, organizzazioni di difesa dei prigionieri politici e per la verità sui desaparecidos, pubblicazioni di sinistra, organizzazioni di insegnanti o di studenti, cioè lotta sociale e perfino organizzazioni politico-militari: semplicemente non se ne stanno tranquilli e sanno molto perché hanno visto molto e sentito e vissuto e lottato. E così, in generale, noi vediamo che nel nostro paese che si chiama Messico, c’è molta gente che non lascia perdere, che non si arrende, che non si vende. Cioè che è degna. E questo ci dà molta gioia e allegria, perché con tutta questa gente i neoliberisti non vinceranno tanto facilmente e forse si riuscirà a salvare la nostra Patria dai grandi furti e dalle distruzioni perpetrati. E pensiamo che forse il nostro “noi” potrebbe includere tutte queste ribellioni... (Continua...) Dalle montagne del Sudest Messicano, Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale


Liberazione, 1 luglio 2005

 

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