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 C'era una volta Bologna
Ci sono territori che favoriscono la formazione della classe creativa,
osserva Richard Florida che all'argomento ha dedicato diversi libri
(tradotto in italiano il primo dei suoi libri, L'ascesa della classe
virtuale). Una delle caratteristiche di queste aree è la tolleranza nei
confronti della trasgressione, l'appoggio all'innovazione, l'apertura al
nomadismo. Non certo il culto della legalità.
 :: Bifo :: 27/07/2005
Ogni città vive sull'equilibrio dinamico tra nomadi e stanziali. Ma
Bologna di più. Su questo equilibrio dinamico si è fondata la sua storia,
quando essa ha avuto un carattere innovativo. Fin dall'epoca dei
glossatori, dei clerici vaganti che affollavano i centri di studio, i
conventi e le osterie, i nomadi hanno portato a Bologna ricchezza vitalità
culturale apertura politica e giustizia sociale. Anche la storia recente si
è fondata sulla dinamica che deriva dal conflitto tra nomadi e stanziali. I
nomadi sono gli studenti i ricercatori i poeti gli artisti gli irregolari e
i lavoratori migranti. Gli stanziali sono i commercianti i proprietari che
a prezzi stellari affittano camere cantine e brande, gli immobiliaristi e
naturalmente i burocrati politici. Da sempre gli stanziali si arricchiscono
sfruttando i nomadi che non hanno rappresentanza politica perché risiedono
per pochi anni, non votano, portano danaro e stimoli poi se ne vanno da
qualche altra parte.
 :: Bifo :: 27/07/2005
Il potere politico locale ha generalmente funzionato
come equilibratore di questo rapporto, cercando di mediare tra la domanda
di stabilità che proviene dagli stanziali e e gli impulsi destabilizzanti
che provengono dai nomadi, dalle loro attività creative e dai loro costumi
bizzarri. Talvolta gli stanziali hanno perso il controllo della situazione
e i nomadi hanno saputo conquistare spazi di autonomia e di produzione.
Sono stati i momenti più felici e più intensi.

Nel periodo che va dal 1975 ai primi anni ottanta, ad esempio, la scena
bolognese fu particolarmente innovativa: erano gli anni in cui i nomadi
avevano conquistato spazi di produzione autonoma grazie alla rivolta contro
le forze sedentarie della burocrazia e della speculazione.
 :: Bifo :: 27/07/2005
In quel tempo Bologna era un luogo cosmopolita a cui guardava
l'intellettualità europea. Era la città da cui provenivano le innovazioni
artistiche, teoriche e politiche. Nei primi anni ottanta io vivevo
nell'east village di Manhattan e scrivevo per una rivista musicale.
Parlando con musicisti e organizzatori culturali, mi resi conto che costoro
guardavano Bologna come città pilota a livello europeo, come il posto nel
quale sbarcare per avere il polso della situazione più avanzata. Provate a
chiedere adesso.Adesso Bologna è una città spenta. Ma non diamone la colpa a Cofferati.
 :: Bifo :: 27/07/2005
Lo spegnimento lo hanno preparato i cultori della privatizzazione. A
partire dal 1987, l'anno del Nono centenario dell'università, evento
decisivo non solo sul piano simbolico, la città fu sottoposta a un processo
di imbalsamazione e di privatizzazione dei servizi, i cui protagonisti
furono il Rettore Roversi Monaco e il sindaco Vitali. La creatività diffusa
venne sottoposta a un'opera di cooptazione e di corruzione di cui oggi
misuriamo l'effetto. Le associazioni culturali i centri socali, gli
artisti, trattati da questa Giunta come fastidiosi questuanti non sono
riusciti a fare fronte comune, a dar vita a un'onda autonoma di azione
politica e di produzione culturale, perché decenni di asservimento
clientelare l'hanno ridotta ad appendice di un potere un tempo
paternalista, oggi autoritario.
 :: Bifo :: 27/07/2005
La retorica legalitaria e l'ottusità autoritaria con cui Cofferati si è
guadagnato l'applauso dei razzisti e dei benpensanti non è che la sanzione
dell'egemonia degli stanziali sui nomadi. Quando lo abbiamo eletto (dio ci
perdoni) non era perché ci facesse la morale o ci insegnasse quale è la
giusta linea da seguire, ma perché rendesse la città più vivibile e più
tollerante, più produttiva e accogliente - tutto il contrario di quel che
sta accadendo.

Era l'inizio dell'estate, migliaia di persone si affollavano nel grande
triangolo di piazza Santo Stefano. Laurie Anderson suonava il suo violino e
sussurrava parole cosmico-surreali. Tutt'a un tratto, dalle vetrine della
bottega di un gioielliere per signore ricche, scatta un allarme. La piazza
trattiene il respiro. Laurie continua il suo a solo sperando che l'urlo
meccanico si interrompa. Ma non smette non smette...
 :: Bifo :: 27/07/2005
Laurie con un sorriso
si inchina e si ritira, mentre la sirena ulula per cinque minuti. Poi
finalmente si tacita. Il pubblico prorompe in un applauso. Laurie riprende
il suo canto.

Per qualche ragione che ignoro, la sirena bottegaia che interrompe quel
concerto mi è sembrata il simbolo di questa triste estate bolognese.
 :: Bifo :: 27/07/2005
apprezzo le parole di bifo, non so sei il vero franco..,ma hai ragione , bolo e diventat una ghost town , e dicevano che doveva divenatre come barcelona o monaco,,,mo va fer dal pipp,,spero che la mia citta risorga. bolo old skool
 :: casalone :: 29/07/2005
puoi star certo che questo è il vero Franco Berardi "Bifo"... l'articolo è uscito sul quotidiano Liberazione un giorno o due prima della sua pubblicazione qui su Radiochango 99 Posse mentre già stava viaggiando nelle liste di Rete del movimento bolognese. Anch'io trovo che ha ragione e ha trovato le parole giuste per esprimere ciò che in molti sentiamo, del resto lui è Bifo...Saludos
 :: arti contro le guerre :: 01/08/2005

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