Italia, popolo o espressione geografica? Europa, vecchio continente/contenente i denominati stati occidentali? Stato, istituzione politica sociale, civile o civilizzata di matrice sociale o individuale? Cosa? Dove? Quando? Come? Perché? Spesso mi chiedo il significato dei termini acquisiti nei banchi di scuola, come nazionalità, pubblico e privato, moralità, diritto e giustizia, legge, uguaglianza e doveri. Molti affermano che tutto ciò è un’illusione. Sono concetti e modi di dire, perché tra dire ed il fare c’è di mezzo il “mare-nostrum”. Termini come onestà, giustizia sociale, stato sociale, il lavoro come diritto, ma anche un dovere, sono realtà illusorie che si esigono, ma non si rispettano. Equità, organizzazione, rispetto e fedeltà sono fuochi fatui democratici. In un mondo che si inebria di mondi virtuali, di parole e concetti fallaci, non ha valenza il lessico presente. Ci inebriamo ancora e sempre più di concetti e parole che non trovano riscontro a referenti reali. I concetti e le idee esistono nella nostra mente, che mente a noi stessi e agli altri. Ci inebriamo di discorsi ed ancora di parole e di cose tritate e rifritte. E mi domando: Cosa noi siamo nell’ambito dell’evoluzione? Dove l’umanità si è evoluta? Quando? Come e Perché? Analizziamo l’origine, l’etimologia di concetti ed idee che si sono susseguite nel corso della storia e storie dell’umanità. Tutti i popoli, stati, nazioni, gruppi etnici, e chi ne ha più ne metta, (tra aggettivazioni e apposizioni, divisioni, unioni, amalgama e distorsioni varie ), hanno segnato, dagli studi effettuati, le loro guerre, armistizi e lotte fratricide, genocidi etc. Creiamo stati mentali di allucinazione per riaffermarli con istinti animaleschi nelle realtà ripetitive della nostra specie umana animale, o meglio animale umana. Il pianeta vivente, o terra madre da sempre ci culla su una superficie labile di terra che si scontra ed incontra nel tempo che noi animali/umani vogliamo datare e riempirlo di significato. Gli diamo un’idea. Gli diamo un concetto matematico in relazione ad un punto di riferimento convenzionale coordinato… Ma le derive dei continenti si susseguono in questo tempo vagabondo e l’umanità animale si dimentica, tra le catastrofi millenarie del fragile equilibrio esistenziale della sua essenza materiale, della sua storia e memoria. L’uomo è un animale senza memoria! Ci inventiamo l’aggettivazione di memoria storica, di memoria…ma cos’è la memoria? Ricordiamo per un tempo breve la nostra stessa breve esistenza per lasciare poi spazio all’oblio senile delle nostre misere esistenze. Figurarsi se si possiede una memoria storica generazionale. Optiamo allora per una scrittura che si consuma su fogli di carta che deforestano e violentano l’ossigeno del nostro respiro. Ci illudiamo di perpetuare nell’eternità del creato con un segno grafico il nostro passaggio su questo pianeta. Ma cosa resta di tutto questo nostro parlare, pensare e scrivere? Forse niente o forse tutto; ma una cosa è certa nel ricordo dell’esistenza animale umana che ancora si nutre di muri fisici, frontiere linguistiche e dogane territoriali: il senso del sentirsi uno lo specchio dell’altro, vagabondi di uno stesso errare per vie sconosciute, dove solo il rispecchiarsi é il riconoscersi nella grandezza della Solidarietà!