Disegno di W oznia k - www.wozwoz.net
"Perché io sono la prima e l'ultima
Io sono la venerata e la disprezzata
Io sono la prostituta e la santa
Io sono la sposa e la vergine
Io sono la mamma e la figlia
Io sono le braccia di mia madre
Io sono la sterile eppure sono numerosi i miei figli
Io sono la donna sposata e la nubile
Io sono colei che dà la luce e colei che non ha mai procreato
Io sono la consolazione dei dolori del parto
Io sono la sposa e lo sposo
E fu il mio uomo che mi creò
Io sono la madre di mio padre
Io sono la sorella di mio marito
Ed egli è il mio figliolo respinto
Rispettatemi sempre
Perché io sono la scandalosa e la magnifica."
Questo che avete appena letto è l'Inno a Iside, dea della Luna, simbolo del principio femminile, ritrovato a Nag Hammadi, risalente al III o IV secolo a.C.
L'ho letto sulla prima pagina del libro di Paolo Coelho, scrittore brasiliano vivente, alquanto noto ormai, che si intitola "Undici minuti".
Nella seconda pagina del libro viene riportato fedelmente un passo del Vangelo di Luca, quello in cui Gesù, ospite in casa del fariseo Simone, senza battere ciglio si lascia lavare i piedi con le lacrime, asciugare con i capelli, cospargere di costosi oli profumati. Il tutto fatto da una prostituta e sotto gli occhi esterrefatti del ricco perbenista.
Ne faceva di cose pazze il buon Gesù.
Simone il fariseo lo guarda risentito e Gesù gli spiattella subito la parabola:
"Un creditore aveva due debitori, uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?"
Simone rispose: " Suppongo quello a cui ha condonato di più."
Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene."
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai unto il capo con olio profumato, mentre lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco."
Spiazzante il buon Gesù. Ai limiti della logica comune e sicuramente fuori dai limiti imposti dal buoncostume sociale e religioso dell' epoca. Tant'è vero che la sua donna era una ex prostituta come è vero che tra il suo seguito di apostoli e discepoli numerose erano le donne e tra loro c'erano anche le prostitute e le adultere.
Del resto in tal senso si era fatto un'enorme pubblicità difendendone una e salvandola dalla morte per lapidazione.
Gesù è senz'altro il più famoso amico delle prostitute di cui la storia ci abbia consegnato testimonianza. Ma ce ne sono stati tantissimi anche abbastanza autorevoli in qualche branca dell'arte. Il poeta Baudelaire fu un ottimo frequentatore di postriboli e come lui Proust. Per rimanere più vicini i nostri tempi, il cantautore Gino Paoli scrisse addirittura una fra le più semplici e sensatamente belle canzoni italiane, dedicata al suo amore per una prostituta. La famosa "Il cielo in una stanza", che si suona sul semplice giro di DO:
"Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi, alberi infiniti.
Quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola no, non esiste più,
io vedo il cielo sopra noi che restiamo qui
abbandonati come se non ci fosse più niente,
più niente al mondo.
Suona un'armonica, mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo,
per me e per te, nel cielo".
Ma torniamo a "Undici minuti".
Se non vi piace Paolo Coelho non è affar mio. Ciò che voglio farvi sapere è che il titolo si riferisce alla durata effettiva di un amplesso con una professionista del sesso (a parte tutto quello che può esserci prima a seconda del livello di costo) e che il libro è la storia di una ragazza povera nata in Brasile che "sceglie" di diventare ricca lavorando in un locale di Ginevra, in Svizzera, vendendo il suo corpo.
La protagonista passa attraverso una serie di esperienze anche estreme e nello stesso tempo non smette mai di sentire i cambiamenti nella propria mente, pertanto ciò che il suo corpo fa, per quanto strano sia, non le impedisce di salvaguardare la salute dell'anima.
Piuttosto interessante l'argomento, già delicato di suo e in questo caso trattato da uno scrittore profondamente credente ma fuori dai canoni e perfettamente cosciente di quanto la religione cattolica si sia permessa di trascurare il principio dell'Eterno Femminino relegandolo, negandolo, combattendolo.
Il libro leggetelo se vi pare, se no per me è uguale.
Invece la lettura della realtà che viviamo ci tocca farla per forza, altrimenti non siamo umani ma marionette sgraziate e senza senso.
Voglio riferirmi ai numerosi episodi di violenza sessuale che si moltiplicano nelle nostre città.
L'ultima di cui si è avuta notizia è successa a Bologna, ai danni di una studentessa di 26 anni da parte di un suo "amico" più altri due ragazzi che "per caso" si sono trovati coinvolti. Tutti italiani.
I casi sono stati molteplici anche quest'estate. Se avvengono a causa di cittadini extracomunitari la stampa si accanisce con toni xenofobi. Se i colpevoli sono italiani si omette ogni seria autocritica verso la nostra società, catto-maschilista, che come tale offre un terreno più che fertile affinché questi crimini accadano.
Domanda numero uno: questi maschi a cui le ghiandole testosteroniche comandano di violentare una donna non hanno una sorella, una mamma, una fidanzata? Una mamma ce la devono avere avuta per forza e in molti casi anche una sorella e una fidanzata. Ma si vede che nella loro ghiandola cerebrale la divisione fra la puttana e la santa gli inibisce il senso della giustizia umana. E ritengo la religione cattolica coi suoi dogmi la maggiore responsabile della distinzione inconscia che ancora si compie nelle non-coscienze fra la puttana (intesa non come la professionista del sesso, ma la donna libera che fa un uso cosciente del proprio corpo e si apre al piacere non finalizzato alla riproduzione della specie) e la santa (la madre, la sorella, la fidanzata, la moglie).
Sono consapevole che discorsi del genere non riguardano la nuova razza degli uomini emancipati capaci di confrontarsi nell'amore e amare donne liberate, ma visto quello che ci succede attorno e considerata la sua frequenza, la cui violenza arriva anche all'omicidio come mezzo immediato per negare la libertà di scelta di una donna, mi permetto di insistere e tentare di approfondire un argomento che riguarda tutti qui in Italia. Sicuramente altri paesi europei sono meno investiti dalla violenza di genere perché da questo punto di vista sono storicamente più evoluti di noi, mentre l'Italia ha sempre pagato un alto tributo in termini di libertà per la vicinanza politica e geografica del Vaticano.
A proposito di Papa, il dirottamento aereo di questi giorni, per fortuna finito senza sangue, ad opera di due sciocchi maschi turchi, volto a far capire che i cattolici non sono graditi là dove vige Allah, oltre ad essere una stupidaggine umana mi fa sospettare che faccia parte delle grandi messinscene per continuare a giustificare le guerre di civiltà e gli scontri religiosi. Ma può darsi che la mia opinione non sia vera e dipenda dalla mia abitudine al sospetto contratta a furia di vedere cose strane e bugiarde a questo mondo.
Ma torniamo alle altre inquiete domande.
Domanda numero due: se il sesso è principalmente gioia reciproca come può essere confuso con il dolore e strappato da uno o più persone ai danni di un essere fisicamente più debole, donna o bambino che sia?
Si vede che le lesioni caratteriali o cerebrali provocate da non so quale coacervo di concause sociali e personali, sono talmente gravi e radicate che la cura per uscire dalla malattia di violenza non è tanto facile da trovare.
Domanda numero tre: forse che la punizione che la legge mette in atto per questo tipo di crimini non basta a scoraggiare dal commetterli? Magari è sufficiente ma la prevenzione sociale non è abbastanza convincente in quanto i messaggi subliminali che ci arrivano attraverso numerosi canali mediatici, in primis la pubblicità, inviano ben altri input alla mente umana che non il rispetto delle differenze e dei più deboli. Soprattutto c'è un intero apparato economico, politico e religioso che non tiene conto del rispetto umano.
Inchiodiamoli uno per uno.
Il sistema economico impone ancora alle donne un gradino inferiore rispetto all'uomo sia a livello di possibilità di carriera che di trattamento economico.
Non è mica che me lo sto inventando io? Purtroppo no: in vita mia, oltre a frequentare il Museo di Storia delle Donne, ho vissuto e osservato questa realtà, ho parlato con molte professioniste e lavoratrici di vari tipi e tutte mi hanno confermato, negli ultimi tempi, che la situazione è ancora a livelli preoccupanti, nonostante l'esistenza del Ministero delle Pari Opportunità.
Il sistema politico è ancora saldamente in mano agli uomini: noiosi, grigi, ripetitivi, falsi, antiquati, omologati. Perdonate la franchezza: fra loro c'è anche qualcuno che mi piace ma la maggioranza di loro io la vedo prpprio così e ciò che loro chiamano politica a me appare come una inveterata merdaccia ingannevole. Spero vivamente che se riusciremo un domani a esprimere UNA governante, non assomigli a loro, ma anche questo dipenderà dal percorso che essa dovrà fare poiché a muoversi negli ambienti del potere maschile-maschilista si rischia di assomigliargli troppo, snaturando, spesso irrimediabilmente, la naturale rivoluzione che una donna libera porta in sé.
Il sistema religioso si commenta da solo, sessuofobo e misogino come è sempre stato. Mi chiedo come facciano entità come Dio, Allah, Jah e tutti gli altri nomi con cui la gente del pianeta lo chiama, lo invoca e lo bestemmia, a sopportare che una parte dell'umanità decida di essere superiore all'altra metà. Oppure è maschilista pure l'entità suprema? Viste da questa angolazione le religioni sono proprio colme di ridicolo, almeno quanto l'antropomorfismo degli dei dell'antica Gracia.
Domanda numero quattro: è vero che la maggioranza degli uomini è convinta che il sesso si identifichi con l'eiaculazione dimenticando che il sesso è molto ma molto di più?
Sì, è proprio così.
Ed è vero che la maggioranza delle donne, che per loro stessa natura non possono identificare il sesso solo con la penetrazione, non riescono però a spiegare all'altro cosa vogliono e come lo vogliono, per problemi legati al tipo di cultura in cui nascono, cultura repressiva condita di educazione sessista che tende a suddividere le donne in puttane e sante.
Le prove possiamo cercarle nella vita quotidiana con la mancanza di comunicazione di cui soffre molta gente di entrambi i sessi.
Ed è anche vero che entrambi i sessi crescono e vivono per molti anni con una abissale ignoranza nei confronti del proprio corpo e del corpo del sesso opposto e imparano informazioni sul sesso, spesso distorte, attraverso l'industria pornografica, soprattutto gli uomini. E' vero, è vero.
Quasi nessuno sa di cosa parla in fatto di sesso. La forza oscura creata apposta per regalare alla nostra vita una forza chiara, viene spesso trattata con ingestibilità, con noia, con tormento, con sopravvalutazione, con sottovalutazione, con ossessione, con non-accettazione, con violenza.
Senti questa: nel libro succitato di Coelho a pagina 216 si trova la curiosa informazione che l'esistenza del clitoride venne sancita ufficialmente nel 1559 da un medico italiano, Realdo Colombo, in una pubblicazione intitolata "De re anatomica". Quindi per oltre 1500 anni dell'era cristiana la sua esistenza fu ufficialmente ignorata.
Se pensate che non sia così cominciate ad argomentare fra voi, fra noi, scrivete in italiano sul forum Coscienza di Radiochango, aprite dibattiti dove volete ma parlatene perché la nostra società coltiva violenza e malattia, la coltiva nelle nostre anime e poi ce la racconta sui giornali quando esplode in modo visibile.
In maniera differente e con differente intensità, beninteso, qualcuno che venga stuprato e il suo stupratore sono entrambi vittime di un'aberrazione nel modo di intendere la vita e l'amore fisico. Le donne devono potersi e sapersi difendere dalla violenza nei loro confronti ma anche gli uomini sono parte integrante di questo processo di emancipazione, che, come abbiamo visto in moltissimi casi, non riguarda solo le culture diverse dalla nostra.
Nei mesi passati ho accennato varie volte a questo problema che era già presente, e in modo evidente, nella nostra società e che si è ulteriormente aggravato con i flussi migratori dal mondo islamico e induista, mondi che al pari del nostro dimostrano fondamentalismi e razzismi di genere a livelli gravissimi, solo che a differenza dei nostri movimenti di liberazione della donna che iniziarono fra gli anni '60 e '70, in molti paesi del pianeta le idee faticano a venire alla luce, le poche femministe in grado di comunicare vengono perseguitate, minacciate di morte, esiliate e la donna continua a essere considerata appena poco più di un animale se è fortunata, altrimenti si può anche evitare di nutrirla da piccola per farla morire prima, come accade in India e anche in Cina.
Fra le menzogne che il governo degli Stati Uniti propagò per giustificare la guerra all'Afganistan c'era anche la liberazione delle donne dal burka. Ma le donne nel loro DNA sanno benissimo che la liberazione può avvenire solo con le lotte determinate, insistenti e pacifiche per i diritti civili e con le idee, non certo con le armi.
Le donne che hanno vissuto le lotte per l'emancipazione in prima persona dagli anni '70 in poi in Italia, si rendono conto della gravità crescente di ciò che sta accadendo, senza per questo confondere la sicurezza femminile con il razzismo xenofobo.
Ci rendiamo anche conto che l'uso del corpo come merce e pubblicizzazione della merce fa parte del modo con cui il capitalismo e il liberismo economico intendono far vivere l'essere umano. La nostra ribellione è indirizzata sia contro la negazione del corpo così come ci viene imposta dalla religione sia contro l'abuso del corpo come referente materiale di un sistema economico basato sui bisogni indotti dal mercato e non, come dovrebbe essere, sui bisogni dell'essere umano intero e dell'ambiente in cui vive.
Probabilmente potrei andare avanti fino a cento con le domande ma ne farò solo un'altra.
E' possibile che il vuoto di cultura che si è creato in questi anni abbia lasciato spazio a una gravissima deformazione del pensiero e dello spirito umano tale da portare l'aberrazione nel nostro vivere quotidiano?
Io credo che questo rischio sia molto reale. Una società che mediaticamente ciba i suoi cittadini di ossessivi quiz televisivi, reality shows, menzogne mascherate da tutela della privacy, film e telefilm i cui protagonisti sono quasi sempre carabinieri o poliziotti (ma con chi vogliono farci identificare???), e soprattutto taglia in continuazione i fondi pubblici da destinare alla cultura per alimentare gli eserciti in guerra come accade in Italia da 15 anni in qua, che cultura vuoi che abbiamo coltivato nello spirito?
E' tanto tempo che mi lamento di questo problema e non sono più una voce nel deserto come mi accadeva di pensare fino a qualche anno fa. Anzi, sono in ottima compagnia.
Il direttore d'orchestra Riccardo Muti ha ripetuto pochi giorni fa le sue riflessioni sullo stato della cultura in Italia: le istituzioni in Italia non si occupano più dello stato della cultura, ha detto nel bel mezzo di una prova d'orchestra in diretta televisiva al teatro Metastasio di Prato. Stessa cosa aveva detto mesi fa, mentre c'era ancora Berlusconi in carica, durante un'intervista al tg1 nell'ora di massimo ascolto.
In piazza Verdi a Bologna, dalla facciata del Teatro Comunale pendono giganteschi striscioni di protesta contro i tagli alla cultura e sulle sorti della musica in Italia. E l'orchestra del Maggio Fiorentino ha protestato di nuovo fino a pochi giorni fa. E pensare che loro suonano musica classica e lirica, la musica per eccellenza storicamente appartenente al sistema in cui viviamo (storicamente dico, perché attualmente a questo sistema appartiene di più il rumore insulso, la musica insensata commerciale, il nulla espressivo) figuriamoci come possono sopravvivere le musiche "altre", cioè quelle in controtendenza sia storicamente che commercialmente.
La disperazione dei musicisti viaggia di pari passo con quella di tutti gli altri artisti del teatro, del cinema, della danza eccetera.
(Funkul!)
Al governo è stato già chiesto in molti modi di salvare il salvabile della cultura italiana tutta e della sua produzione. Lo sciopero (giustissimo), di tre giorni, dei giornalisti contro la deregolamentazione del loro lavoro voluta dagli editori ancora non mi ha permesso di leggere cosa ci sia dentro la nuova finanziaria del governo Prodi. Domani lo saprò.
E naturalmente domani è già oggi. Scorro i giornali. Quelli di sinistra osannano la riforma se sono giornali moderati di governo, se sono di sinistra radicale dicono che vanno migliorati alcuni capitoli, mentre i giornali di destra all'unisono dicono che la riforma fiscale impoverirà il ceto medio e che le destre daranno battaglia sia in Parlamento che con manifestazioni di piazza.
Io dico che dovrò aspettare la prossima denuncia dei redditi per capire se la riforma fiscale davvero sarà servita a ridistribuire il reddito degli italiani in maniera più equa, ma intanto so che ancora gravi mancanze affliggono il mondo del lavoro: mancano leggi che lo possano regolamentare, che lo difendano come qualità e come costo rispetto al costo della vita.
Il modello americano sta già producendo le stesse follie anche qui da noi e ne è un esplicito esempio la vicenda accaduta qualche giorno fa in una città italiana: un lavoratore ha sparato al sindaco uccidendolo perché non riusciva a digerire di essere destinato ad altra mansione nel suo lavoro per l'amministrazione comunale.
Ciò mi ricorda i numerosi ricorrenti fatti di cronaca che accadono negli Stati Uniti in cui qualcuno all'improvviso impazzisce e, per esempio, va a sparare in una scuola ammazzando gente innocente.
Non mi piace questo sistema che fa sentire gli individui soli e incazzati, che produce guerre e devastazioni in nome di false democrazie che servono a mascherare affari e denaro, che condanna interi continenti alla miseria senza speranza in nome degli interessi delle multinazionali, che induce mediaticamente al consenso larga parte dell'opinione pubblica incastrandola fra il bisogno e la paura.
Bisogna decostruirlo, questo sistema, con pazienza ma con determinazione continua e anche con speranza, e al suo posto bisogna rimettere l'Umanità.
Continuo a scorrere i giornali: non si fa parola dei fondi per la cultura e lo spettacolo nella nuova finanziaria. Che se ne siano dimenticati un'altra volta?
Cofferati, sindaco di Bologna, che un tempo fu una delle città campione per la cultura, aveva detto, a proposito delle violenze nella città da lui amministrata, che è compito della cultura parlare all'essere umano per rimetterlo sul binario giusto della sua riumanizzazione. Quante belle parole sanno dire politici e sindacalisti! Ma alla prova dei fatti hanno sempre la delusione da servirti sul piatto che tutti dobbiamo mangiare.
Mi dispiace, le cose umane hanno spesso il potere di farmi sentire molto triste e credo che voi possiate capirmi bene.
Conosco un piccolo antidoto contro questa sensazione di impotente rabbia: essere il più possibile vicina alla natura.
Ogni volta che posso in questo periodo mi butto in un bosco dei tanti che conosco fin da quando ero piccola. Se sto un pò di tempo senza andarci, la prima volta che mi decido a farlo ne ho quasi paura, poi a poco a poco riconosco il mio habitat e stare lì in mezzo agli alberi centenari, ai muschi, alle tane dei piccoli roditori, al vento, agli odori autunnali di humus e frutta matura, more, mele, bacche, castagne, noci, funghi.mi riporta un equilibrio che in qualche modo mi appartiene e del quale ho assoluto bisogno.
Mentre cammino fra le foglie incontro un torrente, il suo piccolo letto alberato è come una vagina scura che si apre dentro il monte e l'acqua sta cantando.La guardo bene: è limpida e scorre, perché è una vera acqua. Mi trovo abbastanza in alto per essere sicura che non sia inquinata da scarichi di alcun tipo. Decido di berla. Un attimo prima mi ricordo delle avvertenze di mia nonna, mi diceva di non bere acqua dei fossi perché poteva essere inquinata da animali morti. Ma un attimo dopo devo aver deciso di rischiare perché ne ho già pieno il cavo delle mani. Sto compiendo un gesto antico e in alquanto in disuso. Mi arriva un sapore che non ha niente a che vedere con quello di acqua bevuta da una bottiglia di plastica.Sa di minerali, produce una sensazione luminosa. Bevo avidamente lunghi sorsi dalle mani.
Poi cerco funghi e ne trovo perché mi ricordo delle vecchie "fungaie" o perché divento un tutt'uno con il bosco e le sue meraviglie, il suo silenzio abitato.
Torno a casa dopo alcune ore, evitando di perdermi al calare dell'oscurità.
Cucinerò un piatto antico a base di funghi, molto gustoso.
E per stavolta vi saluto con una ricetta culinaria anziché con dei versi o con una canzone.
La poesia uscirà dal piatto che vi cucinerete sempre che lo facciate con amore e lo condividiate con chi amate!
Ha un buffo nome, è ironico nel senso che, derivando dalla cucina contadina povera risalente a quando certe classi sociali non potevano permettersi la carne, significa che stavi cuocendo solo acqua anche se arricchita di verdure e funghi, roba che costava poco.
Il nome di questo piatto è:
ACQUA COTTA
Ingredienti per quattro persone:
4 cipolle rosse di medie dimensioni
4 costole di sedano
Peperoncino
Molto basilico
600 grammi di funghi (meglio se porcini ma si possono usare anche tutti gli altri tipi di funghi commestibili)
Pomodori maturi o conserva di pomodoro
Brodo di dado vegetale
Mezzo bicchiere di cognac
Procedimento:
Soffriggere a fuoco lento le cipolle e il sedano tagliati a fettine sottili con l'aggiunta del basilico, del peperoncino e del sale.
Non appena il soffritto appassisce unire i funghi lavati e tagliati a fettine e attendere che sprigionino la loro acqua, farla asciugare per un poco e versare il cognac, far asciugare di nuovo e unire il pomodoro.
Far asciugare ancora un po' e ricoprire di acqua e dado vegetale.
L'ebollizione a pentola coperta deve durare un'ora e mezza a fuoco lento.
Questo piatto è nato in un'epoca in cui le famiglie erano ampie e c'era sempre qualcuno a custodire la casa. La zuppa, tipica dell'autunno, diventava invernale usando la zucca gialla al posto dei funghi, diventava primaverile usando i carciofi e anche estiva usando solo il pomodoro fresco. Per arricchirla di proteine si poteva aggiungere un' uovo fresco a persona versato dentro la zuppa al momento di servirla.
Insomma: state bene!