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Giugno 2006: Impeti giusti, tempeste perfette, e il sole da prendere con precauzione: tempo d’estate

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Disegno di W oznia k - www.wozwoz.net

Giugno 2006: Impeti giusti, tempeste perfette, e il sole da prendere con precauzione: tempo d’estate

E ora che anche maggio appartiene al passato, accingiamoci pure a vivere il nuovo mese, uno dei più luminosi dell'anno, con tutti i “succhi” estivi già pronti: notti calde, musica sulla spiaggia, luce marina che culla i pensieri, speranze e amori che si rinnovano (perché no?), la Madre Terra che verdeggia nel pieno della sua potenza, fiori dappertutto, e quest'odore di tigli misto a essenze di macchia mediterranea che a me personalmente mi manda in estasi...
Già. Fin qui tutto bene. Ma continuano i folli sbalzi di temperatura che ci lasciano allibiti. Per esempio oggi mentre scrivo c'è stato un abbassamento della temperatura di dieci gradi centigradi tanto che ci vuole la maglia di lana. Può darsi che seguirà un'ondata di calore sopra la norma. Siccome non sono abbastanza vecchia da poter statisticamente fidarmi di molti decenni d'esperienza in fatto di clima, ho interpellato alcuni anziani al riguardo e nessuno di loro ricorda un inizio giugno così freddo alle latitudini centrali dell'Italia.
Un paio di settimane fa ho viaggiato nelle montagne del nord Italia. Io e le persone che viaggiavano con me avevamo sempre saputo che al nord, in montagna, a maggio, fa ancora freddo e perciò ci siamo presentati con le giacche a vento ma gli abitanti del luogo erano in sandali e maniche corte già da una settimana, anche loro abbastanza stupiti dal protrarsi di un caldo di tipo estivo. Insomma, caldo in montagna, freddo al mare e cieli plumbei soffocanti da effetto-serra un po' ovunque. Quando ci mettiamo al sole attenzione che l'ozono non ci difende più e non è un'invenzione delle industrie farmaceutiche per venderci robe.
Cambi climatici, irreversibili per il momento, stanno mutando l'equilibrio terracqueo. I neonati forse riescono a sviluppare un buon adattamento a questo clima impazzito ma per gli adulti può risultare molto difficile.

Sono ripetitiva, lo so, sono ripetitiva. Ma più ripetitivo di me è l'errore umano di chi persevera nel credere che questo è l'unico mondo possibile.
Sono ripetitiva e scopro con gioia che c'è tutto un grande pezzo della società civile italiana che continua a ripetersi, per fortuna, nel chiedere il ritiro dei
soldati italiani dai teatri di guerra medio-orientali e dalle guerre dimenticate.
Siamo costretti a ripeterci, con benedetta ostinazione, perché la sordità ci provoca continuamente, e perché l'indifferenza è una grave e conclamata malattia del nostro tempo.

Tempo, tempo, sempre lui: a me questo tempo che fugge mi lascia perplessa, interdetta, spaventata, arrabbiata, impotente ma anche enormemente affascinata. Ma chi se lo inventò il tempo?
Certo che se non esistesse il tempo sarebbe tutto ben strano: l'Universo non si muoverebbe più , mentre invece, che sia in espansione o in contrazione, comunque è certo che si muove e va non si sa dove.
Senza il tempo probabilmente sarebbe tutto uguale a se stesso, niente albe e tramonti, niente stagioni, niente feste di compleanno, né anniversari di alcun tipo, niente fasi lunari, niente evoluzioni di nessuna specie, niente fantasie di incontri con un extraterrestre che viene da un altro tempo…
Sarebbe un immobile e noioso paradiso-inferno. Du palle...
Vabbè, teniamoci il tempo e guardiamolo correre a precipizio, saliamoci su e impariamo a cavalcarlo.

Il tempo è anche uno dei parametri essenziali della musica. Senza il tempo non esisterebbe nemmeno la musica e chiederci di immaginare un'esistenza senza la musica è chiederci l'impossibile. Eppure qualcuno ci ha provato.

Ripetitiva come mi tocca essere, abbiate pazienza se insisto sullo scabroso e doloroso argomento che si intitola: "Il governo appena deceduto ha fatto tutto quanto era in suo potere per distruggere la cultura, la vita culturale, l'interesse delle persone per la cultura, le professioni culturali (musica, teatro, cinema, letteratura, giornalismo, danza, fotografia…)".
La sinistra, per la maggior parte del suo operare, non ha fatto niente perché ciò non accadesse, riuscendo a perdere la propria anima, che ora deve impegnarsi a riconquistare se vuole governare con cognizione di causa, evitando le delusioni che la riporterebbero presto all'opposizione. Riconquistare la propria anima per la sinistra significa farsi portatrice di un progetto alternativo di società, di un'idea diversa del vivere. Ma questo passa obbligatoriamente attraverso la cultura e l'ascolto diretto di ciò che si muove nella società, dai bisogni e dalle richieste della gente ai laboratori di democrazia partecipativa che si sono sviluppati con buoni risultati negli anni del governo Berlusconi, come reazione alla politica ingessata nei salotti inamidati della televisione.
Ora che l'ex governo Berlusconi sta seduto sugli scranni dell'opposizione in Parlamento, e da lì tenta come può di influenzare la vita del Belpaese, l'Italia è come un malato che vuole guarire e che ancora deve ristabilire le forze, ed ha la sensazione che, se non sta continuamente attenta, incorre nelle ricadute e teme di ripiombare improvvisamente nell' agonia...

Guardate quello che si sono lasciati dietro: l'esercito dislocato in due paesi del Medio-Oriente con perdite di vite umane, nessuna pace per i paesi interessati dall'intervento, l'economia italiana in stato di declino (secondo gli ultimi dati Istat l'industria ha perso, in anno, 13.000 posti di lavoro), il problema del lavoro precario è gravissimo e non riguarda solo le fasce giovanili come credono alcuni, anche di sinistra, che hanno una certa età e appartengono al vecchio mondo del "lavoro garantito".

Questi ultimi anni di “legalizzazione dell'illegalità” (questo ha significato la legge Biagi) hanno provocato danni profondi alle persone.
Non mi riferisco solo all'ignoranza e all'egoismo che impediscono di vedere la realtà e provocano danni vieppiù gravi a seconda di quanto potere detiene chi è afflitto dai suddetti difetti.
Sto parlando anche della paura "che lacera i sensi fino al fondo della coscienza" (per citare Edgar Allan Poe), tipo la paura di perdere il lavoro, quel poco che hai.

Il senso di insicurezza sociale derivato dal "non farcela ad arrivare a fine mese coi soldi" è cosa ben diversa dal senso di frustrazione che provoca il vivere al di sotto delle aspettative ultra-consumistiche generate dai bisogni indotti dalla società del benessere. Vivere al di sotto della soglia di povertà, come accade ora a percentuali abbastanza alte della popolazione italiana, è pericoloso e doloroso e trasforma la società liberista in società del malessere diffuso e permanente.
Oltretutto il divario fra Nord e Sud Italia è ancora grande. Si va dai lussi stereotipati e griffati di Milano (che è ormai da de-morattizzare) alle frotte di
bambini che chiedono l'elemosina ai turisti nei ristoranti di certe città del profondo Sud.

Il sorriso ottimista liberista fa incazzare il disoccupato, il pensionato, lo studente-figlio-di-operai, la casalinga eternamente senza pensione, il lavoratore
senza diritti, l'impiegato con lo stipendio eroso, il piccolo artigiano che paga troppe tasse, il genitore che deve fare doppio e triplo lavoro, la giovane coppia che non riesce a progettare la propria famiglia, e via dicendo, seguendo la casistica comune a milioni di persone alla deriva dentro un sistema economico inumano che produce divisioni di classe nettissime.
Ci siamo dentro fino al collo.
Il governo Prodi può fare molto per cambiare lo stato di cose presenti.
Deve farlo, è lì per questo.
Solo che noi tutti bisogna ricordarglielo continuamente. Come?
Con la partecipazione, attiva, nostra, della gente, alla vita pubblica, sociale e politica. In un momento tanto serio della storia italiana nessuno si creda al riparo dai danni che un'opinione pubblica letargica provoca.

Guardate gli Usa e la Gran Bretagna: in nome di armi di distruzione di massa mai trovate, queste nazioni si sono lasciate portare in guerra quando le uniche vere armi di distruzione di massa sono possedute dagli Usa.
E noi italiani non siamo meno deficienti di loro, anzi, è probabile che, tra i popoli modernizzati, siamo considerati i più scemi (visto anche che razza di
Presidente del Consiglio abbiamo avuto per 5 anni). Ma quella che in superficie può apparire come idiozia di tutto un popolo, a guardarla nel profondo appare un danno provocato ad arte a tutta la collettività.

Nel suo scritto "Media invadenti, politica impotente" il sociologo-filosofo Franco Berardi Bifo dice:

"Negli ultimi quindici anni l'Italia ha subito una forma avanzata di dominio postmoderno che va inquadrato entro la forma generale del Semiocapitalismo: la produzione di segni è il ciclo trainante della sua economia, ma anche il paradigma generale del suo funzionamento. Quel che è accaduto in Italia dal 1994 non è un fenomeno di perversione o di arretratezza. Non si tratta di un provvisorio deficit di democrazia, ma di una mutazione profonda che investe il cervello collettivo e la produzione sociale. Si tratta di un esperimento (purtroppo riuscito) di costruzione di un nuovo modello di dominio che integra potere finanziario, mediatico e culturale per realizzare una forma di conformismo disattento. Il conformismo attento è quello che impone il rispetto di valori conformi e repressivi. Chiamerei disattento il tipo di conformismo che consegue alla pervasione mediatica della coscienza, e alla paralisi dell'attenzione cosciente.
L'attenzione è l'oggetto principale del capitalismo post-moderno. L'intero sistema economico immateriale ruota intorno alla conquista dell'attenzione collettiva. Il sistema pubblicitario e televisivo è impegnato a mobilitare ogni istante dell'attenzione sociale, a sottometterlo alla sfera economica. Il processo produttivo è sempre più definibile come sfruttamento dell'attenzione umana, come sostengono Davenport e Beck nel loro libro del 2001 “The attention economy”.
Anche il processo di realizzazione della merce comporta una mobilitazione dell'attenzione: il consumo immateriale è essenzialmente occupazione di tempo mentale. Il sistema nervoso collettivo viene aggredito, non solo l'opinione degli individui, e nel caso italiano il processo di sottomissione dell'attenzione sociale a una macchina di potere si è realizzato con una tale invadenza e pervasività da tradursi
in una forma di cieco consenso politico.
La creazione di un complesso mediatico finanziario (Fininvest-Mediaset) ha potuto giungere alla conquista del potere politico e della macchina legislativa, grazie al monopolio del sistema televisivo e pubblicitario, il mixer nel quale si iniettano le sostanze neuroattive che modellano l'immaginazione, il desiderio, la percezione di sé. Questa mutazione non è un fenomeno soltanto italiano….Noi viviamo nella sfera del dominio barocco di una corporation dell'imagineering (imagineering è la tecnica di costruzione dell'immaginario collettivo, l'ingegneria mediatica che modella gli
scenari condivisi dalla società), e la novità di questa situazione sfugge alle categorie del pensiero politico...".

Trovo molto interessante quest'analisi, se non altro perché ci riconduce alla presa di coscienza che siamo un popolo ingannato e che la rinascita è possibile.

La più grossa e meglio pubblicizzata scemenza è quella di farci credere che l'evoluzione e il progresso si sviluppino solo a partire dal petrolio e dalle guerre per il petrolio.
E' come se fossimo ancora all'età delle caverne: il più forte (Bush) picchia colpi di clava in testa al più debole allo scopo di diventare capo-branco. Questo va bene per gli animali a causa della sopravvivenza della specie ma non per l' Umanità, razza di animali che pensano (e dicono di pensare) e per questo devono assumersi un più alto incarico. Del resto mi sento di dover dire che la nazione più obesa della terra, gli Stati Uniti, è nata sopraffacendo i nativi Pellerossa, che non conoscevano la polvere da sparo e perciò si trovarono ad essere più deboli di fronte al Pellebianca che veniva dalle carestie europee, di vita dura ne aveva già fatta e spazzava via qualunque resistenza nella sua furia conquistatrice avallata dalla Chiesa Cattolica. Invece ora si sta colonizzando il mondo arabo e la cosa non deve essere presa per “doverosa”.

I popoli devono auto-determinarsi, sì?
Allora che ci facciamo in Afganistan e in Iraq?
Che maledetta storia!

Prova a interpellare quell'esemplare umano comune che va sotto il nome di "Uomo della strada", domandagli se ti sa dire il numero di morti che costa la guerra in Iraq. Si metterà a pensare alle centinaia di morti statunitensi e inglesi e qualche decina italiani. Non si ricorda gli oltre 100.000 iraqueni perché quei morti non si notano in televisione quando quell'esemplare umano, che il fumetto Cattivik chiama "il solito omin", affetta il pane insieme alla famiglia all'ora di massimo ascoltodei telegiornali truccati dell'ex governo.
Ma ora? Ora che il governo è cambiato li vogliamo ricontare con attenzione e precisione quei morti civili arabi? E vogliamo finirla con le balle di stato sulle missioni di pace armata fino ai denti?
Nell'ultima settimana di maggio per la prima volta il bilancio settimanale dei morti in Afganistan hanno superato quelli in Iraq: 342 afgani e 174 Iraqueni in sette giorni.

Il 2 giugno Festa Nazionale della Repubblica Italiana la vogliamo passare ancora fra le parate militari facendo finta che tutto va bene o vogliamo approfittare dell'occasione per ri-affermare inequivocabilmente, e senza se e senza ma, che l'Italia nelle guerre non ci deve proprio entrare come dichiara l'articolo 11 della Carta Costituzionale Italiana?
Pensano forse che ci stanchiamo di dirlo anche se lo abbiamo ripetuto fin dalla prima guerra del Golfo? Anche se “lorsignori” sono così sordi e così lenti? Quanto sono lenti a capire e a mettere in pratica, quando si tratta di fatti di giustizia e non di denaro…
E il tempo quanto corre veloce!
E quante stragi ancora devono provocare queste guerre sante del petrolio e delle bugie mondiali…?

E Sua Eminenza herr Ratzinger, è stato bravo ad andare in Polonia a testimoniare contro i nazisti, ma due parole sui nazisti in Iraq poteva dirle o si è dimenticato le torture anglo-americane in nome della democrazia?
Nel mondo nuovo possibile non ci saranno rancori ma le lezioni sul perdono non sono ancora incominciate proprio perché ancora non sono arrivate le vere ammissioni di colpe.

Viste come stanno andando le cose non so come si possa sanare la frattura fra il mondo arabo e il mondo occidentale.
Ci preoccupa che ci siano persone in vista come Oriana, la Fallaci, che di fallace non ha solo il cognome, che dalla sua posizione di scrittrice, giornalista, candidata senatrice a vita, rappresenta un pericolo pubblico quando dichiara che farà saltare con la dinamite una eventuale moschea che venisse costruita a Colle Val d'Elsa (piccola città della Toscana), o quando definisce disgustosi i messicani, o insulta gli omosessuali, e tutti i musulmani, o quando dichiara che lei non vota perché votare è umiliante.
Ce la ricordiamo all'opera sulla stampa qualche anno fa scagliarsi contro il Social Forum di Firenze, cavalcando la fobia delle vetrine rotte e provocando una serrata di commercianti, mentre invece tutti i giorni del forum scorsero tranquilli, colorati e intensi, riuscendo a segnare una positiva tappa nel difficile cammino del Movimento Mondiale.

Vi è piaciuta Calciopoli?
A me sì. Era ora che scoppiasse lo scandalo tacito della corruzione calcistica ipermiliardaria con genitori e figli uniti nella truffa. Mi dispiace per i milioni
di persone che seguono le partite con vero spirito calcistico e giocano le schedine convinti che un giorno o l'altro vinceranno qualcosa.
Per il resto non ho mai avuto simpatia per questi stronzi del calcio-mercato fatto per rincoglionire la gente di pura vacuità.
Anche se come femmina non mi occupo di giocare a calcio perché non ho i piedi adatti, ai miei occhi può avere un valore il calcio di quartiere, giocato in prima persona per pura passione, la piccola squadra di calcio giovanile, amatoriale, le partite improvvisate, ubriacarsi di corse e d'aria…
Anche se lo spettacolo di chi sa giocare bene e sembra nato per quello, qualche volta mi piace, a me i giocatori di calcio, anche se sono ricchissimi e talvolta anche bei ragazzi, mi fanno pena, venduti di qua e di là, tutti cosce e niente cervello nella maggior parte dei casi, contenti di sposare e divorziare affascinanti e vuote veline televisive che magari non sanno neanche un po' cucinare...

Comunque godiamoci i mondiali, io so cosa farò mentre tutti guarderanno le partite in casa, al bar, sul megaschermo e persino sul telefono cellulare, e nelle strade ci sarà un bel silenzio...

Quello che segue è l'Editoriale di Radio Città Aperta, di Roma, che concorda con quello che ho detto riguardo all'emergere delle soggettività sociali che si fanno politica e non delegano più ad altri.

Elezioni. La "tempesta perfetta"

Il secondo ciclo elettorale che ha riguardato metropoli importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, la regione Sicilia e altre città, hanno visto prevalere
l'opzione politica del centro-sinistra e crollare ogni anelito di rivincita del Berlusconi già sconfitto di misura nelle elezioni politiche.

In realtà le cose sono rimaste come erano prima, con i sindaci dell'Ulivo confermati di larga misura mentre la destra – seppure a fatica – ha confermato il suo controllo su Milano e la Sicilia.

Il fatto che in nessun caso si sia andati al ballottaggio, conferma la netta polarizzazione tra le due coalizioni – più o meno come una tempesta perfetta - non ha lasciato scampo né spazi per ipotesi politiche indipendenti dai due poli ed ha visto crescere nuovamente un astensionismo uscito invece assai
ridimensionato nelle elezioni politiche.

A Roma l'esperienza della lista Arcobaleno è sembrata come il coraggioso peschereccio dotato delle migliori ragioni, del migliore capitano e del più
intrepido equipaggio ma che pur avendo manovrato con capacità in condizioni proibitive, nulla ha potuto contro l'onda gigantesca prodotta dalla “tempesta perfetta”.

Nel film peschereccio ed equipaggio finiscono male, nel conflitto sociale - fortunatamente - la soggettività può invece giocare un ruolo decisivo.

Dopo anni di politicismo e subalternità ai poteri forti anche nella sinistra, sembra essersi rotto un meccanismo di ineluttabilità della delega dei movimenti sociali alla “politica”. L'Arcobaleno ha rimesso in moto una rete politica e sociale che si trova davanti ad una prateria in cui la dimensione
elettorale non può rappresentare l'unico orizzonte possibile. E' un piccolo grande capitale politico e umano della sinistra che ha fatto dell'indipendenza politica una scelta dirimente e di prospettiva. Quello che oggi potrebbe apparire come un peschereccio nei marosi può invece rivelarsi la bussola possibile per tenere aperta e rilanciare una prospettiva fondata sul conflitto di classe e non sugli interstizi della governance ultrariformista. E' solo questione di mesi, basta dare un'occhiata ai giornali di oggi.

Editoriale di Radio Città Aperta 30 Maggio 2006
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Quest'anno ricorre il 60 anniversario della concessione del diritto di voto alle donne nella Repubblica Italiana. Non sono tanti sei decenni, sono meno degli anni di una vita media. Comunque da ricordare.


Buona estate per tutti/e voi.

Un saluto a base di versi scritti dal poeta e tragediografo italiano Vittorio Alfieri vissuto nella seconda metà del 1700. Sono versi che appartengono al suo scritto intitolato "Della tirannide" e affermano la sua definizione di scrittore libero, avverso ad ogni tirannia.

Dir più d'una si udrà lingua maligna,
(il dirlo è lieve; ogni più stolto il puote)
che in carte troppe, e di dolcezza vuote,
altro mai che tiranni io non dipigna:
che tinta in fiel la penna mia sanguigna
nojosamente un tasto sol percuote:
e che null'uom dal rio servaggio scuote,
ma rider molti fa mia Musa arcigna.
Non io per ciò da un sì sublime scopo
rimuoverò giammai l'animo, e l'arte,
debil quantunque e poco a sì grand'uopo.
Né mie voci fien sempre al vento sparte,
s' uomini veri a noi rinascon dopo,
che libertà chiamin di vita parte.


:: Stella ::
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