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MANU CHAO

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  Manu Chao Manu Chao Intervista con MANU CHAO
 di Stella Cappellini, Loredana Morandi, LUGLIO 2006
 
Manu Chao

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Il concerto al Parco degli Acquedotti di Roma è terminato da poco.
Il backstage è abbastanza affollato ma rilassato. I musicisti si riposano mentre iniziano le operazioni di smontaggio delle attrezzature. Sono con Loredana Morandi, giornalista del sito romano www.bloggersperlapace.org.
Siamo in missione per conto della Pace e ci troviamo qui per chiedere una piccola intervista a Manu Chao da pubblicare sul sito, sito nel quale lui è già presente da quando firmò l’appello della Rete degli Artisti contro le guerre, rete che ha sviluppato molte iniziative in varie città italiane ed estere in tutto il periodo di maggiore presenza del movimento pacifista italiano, momento in cui le piazze delle nostre città si riempivano di decine di migliaia di manifestanti contro le sconsiderate decisioni del governo Berlusconi, decisioni i cui effetti sono ancora in corso e che costringono l’attuale governo Prodi a dibattersi fra il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra mediorientali e la paura che il governo cada, spaccandosi su decisioni tanto importanti di politica estera. Basterebbe applicare la Costituzione Italiana e saremmo sulla giusta via. Ma la Pace ha un cammino difficile a questo mondo.

Salutiamo i musicisti di Radio Bemba e ci complimentiamo per il bel concerto.
Approfittiamo dell’occasione per regalare loro qualche maglietta con il logo della Rete Artisti: una colomba le cui ali sono due mani colorate. Per noi è il simbolo che la Pace deve essere sempre costruita e custodita da mani umane che si sforzano e si impegnano costantemente in tal senso, in grande come in piccolo.
Gambit, il bassista di Radio Bemba, indossa subito la maglietta, anche se è una taglia più piccola di lui, e contraccambia offrendoci una birra al doppio malto. Grazie a questa birra troverò il coraggio di chiedere l’intervista a Manu, che, lo so, sarà stanco dopo tutta la giornata passata a lavorare e comunque avrà già risposto a tutti i giornalisti che erano presenti al mattino alla sua conferenza stampa. Ma noi non sapevamo della conferenza e così siamo costrette a chiedergliela ora. Meno male che c’è la birra e la luna piena allo zenit….

Lui, gentilissimo, accetta di rispondere a qualche domanda. E dice che la luna piena anche per lui rappresenta una buona congiunzione: - Questo è sempre buono - dice in italiano. Immediatamente penso alle sue canzoni in cui la luna è presente: l’ultima che ha inciso in ordine di tempo è la bella “J’ai besoin de la lune” nel cd “Siberie m’était contée”.

La prima domanda (che mentre la faccio mi pare anche scema, ma da qualche parte dovrà pur incominciare quest’intervista non ufficiale), è:

-Che pensi del tuo contributo per la cultura della Pace?-

Manu: - Sono la persona peggiore da interpellare per poter analizzare il mio contributo. Sono gli altri che devono analizzarlo. Ogni giorno è un giorno e io ogni giorno cerco di vivere la mia vita con onestà e cercando sempre la Pace. Perché questa è la soluzione. Se mi trovo di fronte qualcuno che cerca la guerra, io voglio la Pace e cerco di vincere la guerra con la Pace. –

Mentre parla, la parola Pace la pronuncia sempre in italiano. Mi piace l’idea che tra le sue lingue parlate ci sia anche la nostra, lasciamelo dire. Mi chiede se intendo il suo modo di parlare il “portugnol”, lingua di frontiera. Dico di sì. Penso che le lingue di frontiera sono le lingue del futuro, ricche di contaminazione umana del nostro tempo. Sono un esperanto, che è fatto dalla gente, per le strade, e che non si studia a scuola. Noto che lui capisce bene anche il mio “itagnolo”.

Altra domanda: - Poco tempo fa su un giornale italiano uscì una tua intervista in cui dicevi che bisognerebbe sempre organizzare nelle scuole attività volte a sviluppare la cultura di pace e di pacifica convivenza tra le persone…-

Risponde: - Sì, perché la pace è una questione di educazione. I bambini guardano la televisione e il 90% di quello che vedono è violenza. Questo non rappresenta una buona educazione. Dovrebbe essere il contrario, invece. Purtroppo i bambini non sono molto interessati alla scuola. Disgraziatamente in questo mondo il ruolo più importante nell’educazione lo detiene la televisione. Questo è il dramma.-

Dico: - La musica può fare molto…-

Rincara la dose: - La musica può fare molto e anche ogni forma di arte e di professione. E’ una responsabilità per tutti noi. E questo problema dell’educazione coinvolge tutto il mondo. L’educazione libera e gratuita per tutte le fasce sociali è sempre più in pericolo. Sta aumentando la privatizzazione delle scuole, questo è un rischio reale, pertanto l’educazione costa e non tutti possono permettersela. Anche la cultura è importante, ma l’educazione lo è di più perché la cultura è una sua parte. Il futuro della civiltà dipende dall’educazione che poi a sua volta produce cultura. I bambini conoscono in maniera spontanea ciò che è buono, ma intorno hanno molta aggressività. Il mezzo televisivo domina molto la vita di oggigiorno e l’educazione dei bambini ne risente. Perciò l’impegno per la Pace deve essere generale e condiviso da tutte le componenti della società, non solo dagli artisti. –

Gli faccio un’altra domanda che forse è fuori luogo, perché già conosco la sua filosofia di cittadino del presente:

- Che progetti hai per il futuro?-

Infatti mi risponde: - Ogni giorno è un giorno. Quello che è importante è il momento presente. –

Domando: - La società che tu hai nella mente come è?-

Risponde:- E’ ben confusa…-

Ridiamo, e nel mentre mi sento proprio una frana come intervistatrice. Per fortuna che Manu è abituato a tutto e non sembra farci molto caso, perché è sempre stato uno di noi e continua ad esserlo.

Domando: - Il tuo cd “Siberie m’était contée” per me e per molti tuoi fans è un disco di poesia, sai?-

Dice: - Io non lo so, per me è stata una specie di terapia scriverlo. E poi io non riesco a definire che cosa è la poesia…-

Dico: - Posso dirti io come si definisce la poesia. Poesia è ciò che tutti pensano e sentono, ma solo pochi possono esprimerla. E tu per noi sei tra quei pochi…-

Mi ringrazia per la definizione.

Vado avanti con l’ultima domanda: - Gli estimatori di “Siberie” chiedono quando suonerai dal vivo quest’opera…-

Risponde: - Suono quelle canzoni in qualche cantina, nei bar, a volte su qualche palco, non so, forse un giorno lo suonerò tutto quel disco. Avevo sempre detto che “Clandestino” era un disco da non cantare in un palco grande perché mi pareva un disco da bar e da cantina, invece lo sto cantando dappertutto, quindi non so cosa succederà a “Siberie”, non voglio dire bugie…-

Grazie Manu, hasta siempre!

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