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[LOS DE ABAJO] |
LOS DE ABAJO |
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| Intervista con Líber Terán di elMago, MAGGIO 2002 |
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Ho potuto incontrare Líber il giorno del concerto dei Los de Abajo nel Festimad, grazie all'appoggio della Virgin España. Ci siamo visti in un hotel della Gran Vía in un soleggiante pomeriggio madrileño, col suo cappello con la foglia di maria e quell'amabilità che lascia un buon ricordo... Com'è iniziata la vostra tournée? Molto bene, abbiamo cominciato in Svezia, a Uppsala, Stoccolma, Malmoe, poi Copenaghen... e ieri Amsterdam. Oggi suoniamo al Festimad e domani saremo a Barcellona, ci sarebbe piaciuto rimanere di più in Spagna ma abbiamo veramente poco tempo. Anche lo scorso autunno avete fatto un mini tour per il Nord Europa, come accolgono da quelle parti il TropiPunk? notate differenze rispetto ai paesi latini, più abituati a tali sonorità? In generale, credo che in questi paesi ciò che abbiamo trovato sia stata apertura verso i ritmi di fusione, che sanno dissociarsi dai modelli standard anglosassoni. È stata un'esperienza positiva, così come crediamo che per noi sia un onore venire a suonare in Spagna: è una maniera di sentirci più a casa, per la lingua. Spesso la nostra musica rompe la barriera della lingua ed entra nella gente per altre vie, come il ballo, ma è pur vero che la nostra è una lingua che negli ultimi 20 anni ha acquisito molto peso nel Nord Europa, c'è molta gente lì che parla o ascolta musica in spagnolo. Come si è svolto l'incontro con David Byrne, si è innamorato dei Los de Abajo durante qualche concerto? L'abbiamo contattato noi per primi, conoscevamo il suo lavoro e proprio nel 1996, dopo aver autoprodotto un primo lavoro, cercavamo una discografica e abbiamo saputo della sua: gli mandammo una demo con quattro pezzi che lo interessó abbastanza. Siamo andati allora in due della band a New York, gli abbiamo lasciato il resto del disco e ci firmó un contratto. Fu dopo che venne ad ascoltarci in Messico, il contatto era diciamo più "intenso", persino quando arrangiammo il primo disco ci fece lui cinque mix, più altre proposte. Non è solo un produttore esecutivo dentro una discografica, ma anzitutto una persona che con noi come con gli altri gruppi che produce ha l'abitudine di involucrarsi molto, una relazione artistica che ci ha arricchito alquanto. Anche il contatto con i Macaco viene da tutto questo vincolo afettivo e artistico che già avevamo con lui. È stato quindi David a propiziare l'incontro coi Macaco? Per il nostro secondo disco stavamo cercando un produttore quando ci invió dei dischi con Macaco, P18 e altre band che aveva ascoltato. Macaco ci sembrò la più appropiata per produrre il nostro e gli inviammo quindi delle demo con le canzoni che inserirvi, o almeno parte di loro visto che un'altra praticamente l'abbiamo fatta con loro in studio, si sono interessati molto al progetto. Ci avete messo sei anni prima di pubblicare un disco... è così difficile per un gruppo messicano trovare una discografica o è stata piuttosto una vostra scelta? Quando ci formammo dieci anni fa, nel '92, cominciarono a scomparire varie sub-discografiche (case discografiche inglobate in altre più grandi) che si dedicavano a contrattare gruppi alternativi come ad esempio Maldita Vecindad, La Lupita, Cafe Tacuba o incluso Tijuana No, in generale band dei primi anni '90. Queste sub-discografiche cominciarono ad entrare in crisi, la loro forma d'intendere il business non stava dando i risultati che si aspettavano e smisero di firmare con altri gruppi. L'unica alternativa per fare qualcosa era dunque farla da soli. Durante i primi anni avevamo un grande impatto con il pubblico, soprattutto nel Distrito Federal, ma ci mancava un disco, cosí decidemmo di realizzare una produzione che si sarebbe venduta underground; è stata un'iniziativa propria, grazie al batterista che construí uno studio con il DJ che ci accompagna adesso. Sarebbe stato bello pubblicare un disco prima, ma ci è servito come lezione: non bisogna aspettare che le cose succedano e basta, bisogna cercarsele. In molti vostri testi suonano forti critiche al mondo politico, come ben dite"sono molti quelli che gridano ormai coscienti". Ma più gridiamo e più ci limitano l'educazione, ci intontiscono con la tele, tentano di allontanarci dalla realtà: bisogna continuare a lottare, ma possiamo veramente fare qualcosa? Si, io credo di si. Attraverso la musica si può apportare un certo attivismo non necessariamente di partiti politici, piuttosto un'azione autogestita. Bisogna mantenere un compromesso con quello che si dice, se a parole ti schieri per una causa, devi essere onesto e realmente essere vincolato con quella causa. Ci sono molti gruppi in Messico che partecipano in questioni di attivismo politico, di aiuti umanitari a comunità zapatiste e nelle altre varie cause che ci inquietano e interessano. Proprio la sollevazione zapatista del '94 ha rinnovato quella crisi d'identità e di valori caduti con il Muro di Berlino: a noi come persone ci hanno marcato molto gli ideali di sinistra, i Los de Abajo siamo cresciuti insiemi in quegli ambienti universitari, anche le nostre famiglie vi erano molto coinvolte negli anni '70. Il zapatismo sorse allora come una forma nuova e rinnovata e ovviamente proveniente da quelli che realmente stanno sotto ("Los de Abajo" vuol dire infatti quelli di sotto); questa è una luce che esiste veramente. Bisogna fare le cose iniziando da se stessi, e cercare di continuare a lottare contro il razzismo, la corruzione, la globalizzacione... perché sono cose che ci riguardano da vicino, lo vogliamo o no. La musica è un buon pretesto per farlo. Los de Abajo è il nome di un romanzo che parla della Rivoluzione Messicana... Credi che la situazione in Messico sia migliorata? Credo che in Messico al giorno d'oggi ci sia una specie di contraddizione: da un lato la gente è molto solidale e si sente molto forte. Sempre che c'è un momento difficile in Messico si nota la vita popolare della gente, come durante la marcia zapatista l'anno scorso, che invase le strade appoggiando la carovana. Dall'altre parte, ci sono i mass-media e i politici ostacolizzando questo movimento. C'è stato un cambio, è caduto il PRI dando fine alla dittatura "perfetta" (così la chiamavano visto che si trattava della dittatura di un partito politico), ma d'altra parte ha vinto il settore più conservatore, quindi piuttosto di esserci dei cambi positivi credo ci siano invece stati molti passi indietro. Ci sono molti gruppi che dalla Spagna (e non solo) sono andati a suonare in Messico per appoggiare la causa del Chiapas, o che hanno raccolto fondi da qui... Si, l'abbiamo sentita molto questa reazione che c'è stata da qua e ci fa molto piacere, è qualcosa di importante. Ci sentiamo anche politicamente molto vincolati a loro. Tornando al nome del gruppo, lo abbiamo scelto per varie ragioni: usare un nome che non è nostro ma di dominio popolare, di un libro molto vecchio e che in un determinato momento ci ha identificato per dare un senso alla musica che volevamo fare. Inoltre ci piace lo spirito del romanzo. Non è tanto una questione di essere gente proletaria, noi non cerchiamo di dire che siamo quelli di sotto, perché questo va più in là di indossare una maglietta. Come mi dicevi, domani suonate a Barcellona. È una città che musicalmente parlando ha molto ambiente "meticcio": Macaco, Ojos de Brujo, Dusminguet, Manu Chao... ci sono somiglianze fra la capitale catalana e Città del Messico? Ci sono cose in comune, entrambi sono luoghi per dove passa molta musica di latitudini differenti, e per dove passano molti emigranti. Il Distrito Federal si distingue da Barcellona perché è più grande e si nota meno il fenomeno dell'emigrazione, quella che passa di lì è latina, la maggior parte sono centroamericani che vogliono andare negli Stati Uniti. A Barcellona non siamo mai stati, domani sarà la prima volta: la conosciamo attraverso la musica e la gente con la quale siamo entrati in contatto. Forse lì c'è un ambiente più variopinto, c'è il Mediterraneo, c'è gente del Marocco, della Francia e di molti altri posti, si parlano due lingue, catalano e spagnolo. Credo che effettivamente ci sia un nesso perché di fatti ci siamo trovati molto bene con Hermandad Chirusa, anche se naturalmente vogliamo approfondire di più il nostro contatto con l'ambiente barcellonese. Come saprete, Carlos Rivolta è morto poco tempo fa durante un concerto a Guadalajara. Conoscevate i Dusminguet? È stato per noi un brutto colpo. Sono cose che non ti spieghi, da dieci anni suoni nel tuo Paese e mai ti era successo nulla del genere, poteva capitare a chiunque. Lui lo conoscemmo in tournée in Portogallo, quando i Dusminguet suonarono nel Foro Alicia siamo saliti sul palco a con loro; era una persona molto aperta, non riusciamo ancora a credere a quanto sia accaduto. Un saluto per Radiochango :: l'onda zapatista :: dal Messico DF qui in Spagna, a Madrid, un saludote! [su]
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