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[AMPARANOÏA] |
AMPARANOÏA |
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| Intervista con Amparo Sánchez di Mono Lo & elMago, AGOSTO 2002 |
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St. Nazaire, Festival Les Escales 2002. Mentre i musicisti realizzano le prove per il concerto, una sorridente Amparo ci parla della sua musica e delle sue lotte... - Canti "contro" molte cose : se dovessi concentarti su un'unica causa, quale sarebbe? La situazione delle donne : sociale, emozionale, nel lavoro, il ruolo che ci tocca vivere avendo figli, dovendo lavorare... in generale mi preoccupano tutti coloro che hanno bisogno di aiuto: gli immigranti, la gente sfruttata dalle mafie... Purtroppo ci sono troppe cose per le quali bisognerebbe alzarsi e protestare, ma se dovessi sceglierne una sola, sarebbero le donne. - Amparanoia è la paranoia di Amparo? Ho un'inquietudine creativa molto forte, incontrollabile, ed è la mia paranoia: dover scrivere, raccontare cose attraverso le canzoni, ascoltare un tipo di musica di un qualche paese e rapidamente dover masticarlo per farne una mia versione. Questa è da sempre la mia paranoia, la gente mi chiedeva «Amparo, como vanno le tue paranoie?» ed ho pensato che era un buon nome per un gruppo, soprattutto perché non portava alcun pregiudizio nel momento di pescare fra stili diversi, di investigare nelle fusioni e di esprimere tutto quello che ci passa per la testa, che sono paranoie. - In quanto alle etichette, ora si usa spesso il termine "meticciaggio" (in spagnolo "mestizaje")... ti piace che ti etichettino o ti dà fastidio? Credo che non sia un lavoro facile, con il mio gruppo deve anzi risultare abbastanza difficile (risate). Mi ricordo che durante la promozione di "Feria Furiosa", c'era un adesivo con scritto Salsa-punk-ska-reggae-rock e tanti altri stili, qualcosa come quindici termini, molto divertente. È difficile mettere un'etichetta ma in un modo o nell'altro bisognerà chiamare le cose... - Conosci Manu Chao da molti anni, com'è stato il vostro incontro? Successe a Madrid, a Malasaña. Una coincidenza, io me n'ero andata da Granada per vivere a Madrid, nel quartiere di Malasaña, nello stesso periodo in cui anche lui col suo gruppo, Radiobemba, erano approdati nello stesso quartiere. Io suonavo la chitarra nei bar della zona, ci incontrammo principalmente per la musica, suonando in piazza. Tutto nacque dalla musica, ma Manu ha quel modo di fare per cui quando vede qualcosa che gli piace, gli sta addosso. Quando arrivai a Madrid non avevo alcuna pretesa di registrare un disco, per me Madrid era un punto dal quale ripartire verso altri lidi. Ma lui mi mise in testa l'idea che dovevo registrare una demo, far sentire i miei pezzi alla gente. Andava bene suonare in posti per cinquanta o cento persone, ma avrei potuto fare di più. Io gli dicevo che tutto ciò presupponeva molti problemi, e lui mi rispondeva «ahh... è la vita, bisogna viverla» È dunque lui il responsabile dei miei primi passi, di registrare Amparanoia, poi s'interessó una discografica, e tutto nel giro di poco tempo... - E nel Tío Vinagre... cosa successe? Fondamentale. Il Tío Vinagre era il tipico bar madrileño, dell'amica Luna. Io ci lavoravo servendo birre insieme a Piluca. Nel bar c'era molto ambiente peché mettevamo musica buona, e quando più ambiente c'era toglievamo la musica e cominciavamo a suonare. Si creó la leggenda di alcune ragazze che suonavano in via San Carlos... e furono i prodottori di dischi a venirci veramente a cercare. Così fu l'inizio, nel Tío Vinagre e altre taverne di quel tipo. - Buona parte di quell'ambiente sembra essersi trasferito da Madrid a Barcellona, adesso da quelle parti ci sono tantissimi gruppi... Non ti manca un po' tutta questa fusione fra artisti? No, perché manteniamo una stretta relazione, ci vediamo molto spesso, oltre a suonare tante volte sugli stessi palchi. Per esempio con Dani dei Macaco siamo sempre in contatto, ci vediamo, ci facciamo sentire i pezzi, lavoriamo... e anche con i Dusminguet, Ojos de Brujo ecc, ci conosciamo tutti, il fatto è che io ho iniziato a lavorare con gente di Madrid, i miei musicisti sono di Madrid, la casa discografica, il management... a Barcellona mi piace andarci ogni tanto, ma il mio mondo è a Madrid. Per adesso almeno, perché non scarto l'ipotesi di muovermi prima o poi; adeso siamo lì ma le relazioni continuano, puoi vivere dall'altra parte del mondo ma se vuoi mantenere un rapporto basta volerlo. - Stavo per chiederti della tua relazione con Macaco e Ojos de Brujo ma in parte mi hai già risposto. Avete qualche progetto in comune oltre alle tournée? Non abbiamo tempo. Abbiamo voglia di fare cose insieme ma alla fine ognuno è incasinatissimo con le sue cose. Quando ci riuniamo per fare qualcosa, lo facciamo per passare il tempo, senza pensare di registrare. Pensiamo che se a qualcuno di noi un giorno andranno bene le cose, aiuterà a far sì che possiamo avere quei momenti per fare musica tutti insieme (risate). In realtà è tutto un po' una pazzia, stiamo sempre presentando dischi, in tournée per chissà dove... - Qualcosa di più tranquillo è stata forse la registrazione di "Feria Furiosa"... Lì eravamo tutti presenti, è stato un momento unico. Inoltre, mentre eravamo lì tutti sapevamo che si trattava di qualcosa di irripetibile, la registrazione di quel disco è stato qualcosa di incredibile, magico. - Los de Abajo è uno degli ultimi gruppi che abbiamo ascoltato e che ci è piaciuto molto, com'è nata la vostra collaborazione? Dani era il loro produttore con Hermandad Chirusa e, coincidenza, io stavo andando a passare il 1º novembre con un'amica fotografa che mi aveva invitato in Messico. Una coincidenza un po' premeditata, perché siamo sempre alla ricerca di un modo per vederci ma devono sempre coincidere molte cose. Dani aveva detto ai Los de Abajo che sarei venuta e che avrei potuto cantare qualche pezzo, e così ho collaborato con loro, ci siamo divertiti. - Hai collaborato anche con i Lumbalú? Sí, con loro abbiamo collaborato tutti! Sono della famiglia! Ci sono molte collaborazioni alle quali devo dire di no, ma quando si tratta delle persone che ti circondano, è impossibile dire di no, bisogna essere lì. - Muñeco è uno dei musicisti più importanti del tuo gruppo, collabora a volte con Ojos, con Brazuca... Ojos de Brujo è un progetto anteriore persino a Macaco, Muñeco venne a Madrid per fare Amparanoia quando Ojos ancora doveva nascere. Quando arrivò il momento, andò a fare il disco e concerti con loro. Ma Muñeco è un po' l'altra gamba di Amparanoia, musicalmente s'incarica di tutto, è un musicista incredibile e ha la capacità di collaborare con tanta gente, adattarsi e apportare, moltissimo. - Questo festival è la dimostrazione che in Francia la gente è sempre più ricettiva verso la musica spagnola, qualcosa di nuovo di cui bisogna approfittare anche nel resto d'Europa... L'Europa si è aperta molto alla musica cantata in spagnolo. Credo che Manu sia stato uno dei maggiori responsabili di unire la gente che non parla spagnolo ma che le piace ascoltare musica in spagnolo. Ha aperto un po' la strada, noi abbiamo visto come "Somos Viento" sia stato editato anche in Italia, in Belgio, in Olanda fra poco, in Germania e qui in Francia pure finirà per esserlo... Addirittura siamo andati in Messico ad aprile in occasione del festival del D.F. con Sargento Garcia, Ojos de Brujo, Dusminguet... stiamo uscendo e stiamo aprendo una strada. - Com'è nato il tuo coinvolgimento per il Chiapas? Fin dalla rivolta del '94, quando cominciò a circolare l'informazione. Manu è stato in Chiapas e al suo ritorno ci ha raccontato cose allucinanti, non potevamo parlare d'altro. Mi sono introdotta in questo mondo attraverso una fotografa che lavora per un giornale che si chiama "La Jornada" - quotidiano che appoggia e che dà un'informazione abbastanza veritiera sulla causa zapatista. Ho cominciato a leggere libri del subcomandante, a vedere fotografie, fino ad andarmene sulla carovana zapatista. Mi attrae molto la maniera di pensare che hanno, quello che chiedono, cose giuste e vere. Dà molta forza il sapere su questa causa. - Hai partecipato anche a livello economico... Abbiamo fatto il "Sound Sistem Para la Realidad" con Wagner, Joan, Beto... è stato molto divertente. C'era un messaggio da raccontare, c'erano fotografie, ma a livello musicale... è stato riunirsi tutti qualche giorno prima, ed imparare le canzoni. Abbiamo una regitrazione pirata di uno di quei concerti, un giorno ci piacerebbe registrarlo bene. Un progetto che abbiamo lasciato per un giorno di questi. - Non ti sembra che si parli sempre meno del Chiapas? Le notizie sono quelle che vogliono che vediamo e adesso ci sono una marea di problemi, di guerre molto forti, genocidi, cose che occupano spesso i primi piani. In Messico c'è una guerra di bassa intensità, ci sono paramilitari così come c'erano quando abbiamo fatto il Sound Sistem, continuano a sparire persone e i zapatisti continuano ad aspettare un dialogo che non arriva. La situazione sembra ferma ma in realtà si muove, come dimostra ciò che è successo con l'aeroporto nuovo che volevano costruire scacciando 4.000 indigeni. Nelle foto si è potuto apprezzare come tutti gli indigeni fossero coperti, cioè che il zapatismo in Messico ha radici molto forti, ma non interessa che se ne parli. - Pensi che la musica possa cambiare queste cose? Penso che la musica unisca e faccia sì che quelli che la pensano in un certo modo si riuniscano, e pensino a cose da fare. La musica, la letteratura, il cinema, i giornalisti... tutto ciò che sia raccontare una realtà con la tua verità, esprimere con la tua verità il tuo modo di vedere le cose, è già una forma di contribuire alla causa, soprattutto di aprire gli occhi, di non credere a tutto, che è forse il problema più grande: la maggior parte della gente si beve tutto. - Stanno cercando di farla finita con le sigarette, con le canne, con l'alcohol, la notte... la festa è finita o va avanti? La festa va avanti. Noi facciamo festa ad ogni concerto, ma se non c'è concerto la facciamo lo steso. La festa è riunirsi, mangiare, suonare, parlare, piangere se hai voglia, ubriacarti o dormire. È sentirsi a progio agio con la gente, la festa è dentro ognuno di noi. Adesso che stanno proibendo il bere per strada o che chiudono prima i bar, bisogna trovare vie alternative. Bisogna cercare la forma, sempre. - Avete progetti per il futuro? Si, adesso stiamo preparando un disco elettronico, acustico. Ne siamo contentissimi! Abbiamo fatto una versione di Antonio Machín, molto elettronica/samba e varie altre cose. Ad ottobre uscirà un disco di remix di "Somos Viento", poi uscirà questo disco elettronico. - Ci sarà una tournée per presentarlo? Chiaro! Cominceremo già ad ottobre in posti piccoli, a Madrid soprattutto: nel Suristán, nel Juglar, nel La Palma... Ci rivedremo lì allora! [su]
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