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Editoriale - Maggio 2008

L’ITALIA A TESTA IN GIÙ. UN CANTO ATTUALE “LA TRAMPA” DI MANU CHAO E TONINO CAROTONE

Alcuni anni fa, quando ancora insegnavo nella scuola italiana, un alunno mi fece presente che non riusciva a capire la spiegazione della mia collega di scienze relativa al moto di rivoluzione, rotazione e traslazione del nostro pianeta terrestre. Essendo sensibile per studi e passione alle problematiche in seno alla comunicazione, mi resi conto che tale discente necessitava di una spiegazione lessicale più semplificata rispetto ai suoi compagni, posto che non presentava “elemento negativo” alcuno rispetto all’acquisizione cognitiva, ma solo una metodologia d’apprendimento differenziata. Mi rivolsi, per entrare in sintonia con il suo vocabolario lessicale nella lingua che abitualmente il ragazzo utilizzava per comunicare con la sua realtà esistenziale: il sardo. Utilizzai, per spiegargli i fenomeni, come abitualmente ero solita fare nell’insegnamento della lingua spagnola, la teatralità ed affidando le mansioni dell’”essere pianeti”, e corpi celesti in movimento, ai suoi compagni, come se ogni elemento partecipasse ad una danza precostituita dai misteri dell’universo, dove ogni componente della classe assumeva un ruolo ben definito nel movimento stesso di rivoluzione, traslazione, e rotazione terrestre. In tempi più remoti la mia insegnante delle elementari utilizzava il metodo delle arance, ma per fare partecipi i miei alunni dell’insiemistica della creazione, detti l’incarico di impersonare ad ognuno di essi, chi il pianeta mercurio, chi giove, etc... L’alunno, che non intendeva al principio tale realtà, pose più chiarezza alle sue incomprensioni mentre, come sempre accade, altri presentarono i propri dubbi. Il più esplicito fu il quesito sul perchè coloro che vivono nell’altro emisfero australe, distinto da quello boreale, non si perdevano nel vuoto dello spazio. Feci presente l’esistenza della forza di gravità, ma l’alunno presentava dalla sua mimica facciale quel non so che di incompreso. In questi casi come docente o ti disperi o cerchi di capire il perchè non riesci a trovare il codice o linguaggio con il quale comunicare con il tuo interlocutore e come sempre io ricorsi alle espressioni linguistiche della mia lingua natale: il sardo. “Con l’espressione “cussusu chi bibinti de s’atra parti a conca in basciu o a conca in susu” (coloro che vivono a testa in giù o testa in alto) piacque tanto al ragazzo che la utilizzò, a mia insaputa, anche durante la verifica orale di scienze. Il discente non ricordandosi l’espressione italiana di “emisfero australe ed emisfero boreale” fece sua l’espressione sarda della conoscenza acquisita, tanto che la mia collega divertita un giorno mi fece presente: “Ma che cosa gli hai raccontato ai ragazzi? Lo sai che tale alunno adesso suddivide l’emisfero australe con quelli che hanno la testa rivolta verso il basso, mentre noi dell’emisfero boreale con quelli verso l’alto”? Ancora oggi tale accaduto mi fa riflettere sull’utilizzo che può essere fatto dei mezzi di comunicazione, espressioni lingistiche, semiologiche e semantiche. Pensiamo alla canzone di Manu Chao e Tonino Carotone “La Trampa” (La Trappola), utilizzata dal Partito Popolare Spagnolo per la sua campagna politica, mentre la posizione di Manu Chao e Tonino Carotone sono ben lungi dalle posizioni politiche del PP (pronuncia: PePe) spagnolo. Oggi in questa Babilonia linguistica e semiologica niente sembra avere più significato se non la logica dell’ “acquisire consensi e clienti”. Si pensi a tutte quelle marche di abbigliamento o stilisti dell’alta moda che utilizzano icone di Che Guevara od altre. Insomma il significante e significato sembrano non vivere più in simbiosi ed i referenti linguisti perdono di consistenza concettuale, dove la sostanza non è più in stretta relazione con la forma. Solo la forma assume significato sterile dell’essere in sè. Ad esempio, l’altro giorno, come di consueto, posto che non posseggo un mezzo mio proprio, come sempre sono solita utilizzare i mezzi pubblici, mi avviavo a casa. Al mio fianco alla fermata dell’autobus sostavano una signora con un carrozzino ed un bimbo di un anno e la figlioletta di 4 anni, che aspettavano con me il passaggio del mezzo. Nel momento del salire sul bus, la signora mi chiede gentilmente di poterla aiutare ad accomodarsi con il suo carrozzino ed i bimbi sul bus. Ma una volta all’interno del mezzo pubblico, nessuno dei presenti permette alla signora di potersi sedere e nessuno le cede il posto, e lei rimane con in braccio il bambino di 1 anno e la bambina di 4 al suo lato con me che cercavo si sistemare il carrozzino. Proprio in quell’istante di insofferenza assoluta e totale indifferenza dei presenti l’autista del bus inizia ad inveire verso la mia persona perchè avevo aiutato la signora a salire sull’autobus e perchè il carrozzino doveva essere chiuso all’interno dell’autovettura, perchè il regolamento va rispettato. Inoltre un ragazzo che seguiva al nostro lato la scena dette man forte all’autista verbalmente, innalzando il tono di voce sul fatto che se le cose in Italia andavano male era perchè le regole non venivano rispettate. Risposi a difesa della “sfortunata mamma” che attonita ed avvilita assisteva alla scena dell’aggressione verbale nei suoi confronti, mentre cercavo di contenere le mie risposte verso i due (da un senso di giustizia che con focosità si affacciava nel mio animo), l’autista ed il ragazzo rispettoso delle regole convenzionali, ma non di quelle sociali o di “galanteria”. Eppure nell’ultima campagna elettorale gli slogans più frequenti sono stati “Italia Rialzati” o simili espressioni... Dice bene la canzone di Manu Chao e Tonino Carotone “La Trappola”... Chissà se l’ Italia si rialzerà se seguiterà a stare seduta, senza cedere un posto a sedere, in un mezzo pubblico, al passaggio di una madre con due bambini in braccio? Purtroppo in questo contesto non ho saputo trovare nessuna espressione linguistica in sardo per potere comunicare con gli intelocutori... Se non sappiamo alzare le chiappe per cedere un posto a sedere ad una donna con due bimbi che Italia vogliamo che si rialzi?

:: Paula Pitzalis ::

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