Disegno di W oznia k - www.wozwoz.net
ITALIA SI, ITALIA NO
Ottobre rosso. Si ottobre rosso perché in Italia si piange sangue. Sangue per i morti ammazzati dalla mafia. Sangue per le morti sul lavoro. Sangue e sangue e sangue. Un’Italia che accetta sempre più passivamente l’avanzare di una violenza ed imposizioni “armate”. Gruppi malavitosi che ormai governano il paese in lungo e largo, dalle basi delle istituzioni, fino ai più alti vertici. Eppure, le nostre televisive nazionali, dopo le trasmissioni dei telegiornali, che ci bombardano di notizie a suon di bollettini bellici, immediatamente dopo ci ammansiscono con programmi di fiction che vogliono illudere il telespettatore che i paladini della giustizia esistono ancora. Il potere dell’illusione catodica. Ma qualcosa ancora qui non va, canterebbe qualche cantautore Insomma l’Italia è da rifare. Si perché è un serissimo campanello d’allarme se proprio in quei quartieri, dove la concentrazione degli effettivi di abitanti sono di colore ed hanno ottenuto da poco il permesso di soggiorno o la residenza e nazionalità, si stanno verificando rivolte contro i soprusi delle famiglie camorristiche e mafiose. L’altro giorno ascoltando una conversazione che avveniva davanti ad un’edicola tra alcuni passanti che avevano appena acquistato un quotidiano, ne rimasi sorpresa dall’udire i seguenti commenti: “ Ma perché vengono qui questi clandestini, non lo sanno che l’Italia non quel bel paese che appare? Non lo sanno che qui c’è la camorra e la mafia? Prima di venir qui si devono informare e poi adattarsi. Adesso si mettono pure a protestare!” Insomma in tempi in cui l’europeizzazione dovrebbe portare verso un processo d’unificazione, di coscienza di cittadino europeo aperto alla tolleranza e verso altre culture extraeuropee, ancora dobbiamo educare il bel paese alla non accettazione dell’ideologia mafiosa, camorristica, clientelare e dei favoritismi. Povero Garibaldi Giuseppe, che convinto di creare l’unità di un paese in uno stesso territorio e con una unica lingua, legislazione, etc, etc, si impegnò per giungere davanti ad un re per poi capitolare con un “obbedisco”. Ma il nostro bel paese verso chi capitolerà? Quanto ancora dovremmo dire in silenzio obbedisco alle prepotenze e soprusi, se i nostri governi dai tempi dell’unità non sono ancora riusciti a sradicare i poteri occulti? Obbediamo, obbediamo, tanto gli eroi trionfano solo nelle fictions catodiche. Mi sovvien un canto amaro :”Va pensiero sull’ali dorate…”
:: Paula Pitzalis ::