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Radio Chango ha incontrato il giornalista Andrea Frailis e la scrittrice Lisa Corimbi a Cagliari, Sardegna, per la presentazione del libro “I partigiani del genoma”. Il tema ci ha subito catturato l’attenzione anche perché l’informazione oggi non svela o sonda con criterio ed accuratezza in tutti i campi, da quello politico, civile e sociale. Riportiamo qui in Coscienza sociale l’intervento della scrittrice e giornalista Lisa Corimbi ed a seguire quelli del collega Andrea Frailis.
Lisa Corimbi: Nel mio romanzo la separazione tra buoni e cattivi è una separazione di scelta. Noi uomini siamo quello che scegliamo ed oggi da che parte stare lo dobbiamo decidere subito in relazione al tema che tratteremo. In generale come persona mi danno fastidio gli ignavi, gli indecisi, quelli che si fanno trascinare e non si fanno pongono mai domande. Voglio premettere che non crocifiggo una categoria professionale. Credo che ci siano anche moltissimi medici a ricordarsi del giuramento di Ippocrate. Credo anche che ci siano moltissimi ricercatori seri e responsabili anche all’interno del “Progetto Genoma”. In Sardegna esiste il “progetto genoma”, il “progetto pilota”. Ho inserito queste informazioni nel mio romanzo perché in Italia da un po’ di tempo a questa parte la verità si deve criptare. Così questo thriller mi ha permesso di consentire la narrazione in maniera cronologica. Questo registro letterario l’ho scelto per raccontare la verità, perché i partigiani del genoma esistono sul serio. Purtroppo non sono in Sardegna, come avrebbero dovuto esserci e come io avrei desiderato, proprio perché la Sardegna ha il progetto pilota in campo mondiale. I partigiani del genoma sono in Islanda dove nonostante tutte le regole sulla gestione del progetto genoma sono chiarissime. In Islanda il Parlamento Islandese ha stipulato un contratto con una multinazionale, solo una, con regole molto chiare. Nonostante ciò, è nato un movimento di opposizione bioetica al progetto genoma, quindi alle schedature ed alla mappatura di massa, proprio da questi medici, che nel mio libro ho fatto fare una parte dei cattivi, però i medici islandesi, tra i quali vi sono dei luminari di prima grandezza, si pongono problemi di bioetica. Questo gruppo di partigiani del genoma si chiama Manvernd ed il loro sito www.manvernd.is da poco tempo è stato oscurato perché attraverso comunicati e recenti pubblicazioni hanno espresso una ribellione civile come movimento di opposizione bioetico pacifista. Le loro pubblicazioni sono state riportate anche su grandi testate come il Washington Post, il New York Time, ecc, e tali notizie hanno fatto il giro del mondo in maniera civile. In Sardegna ed in Italia nonostante le multinazionali operino e nell’isola sono molte più di una, e nonostante ci siano regole chiare e precise, perché a nessuno viene in mente di ficcare il naso in cose così complicate, ma di complicato in realtà non c’è niente. Che cosa stanno facendo queste multinazionali in Sardegna? Perché lo stanno facendo qui in Sardegna, in Islanda, Tonga e le altre isole dove si studia il genoma umano? Lo fanno qui in Sardegna perché le curie vescovili conservano i dati genealogici dal 1600 ad oggi. Lo fanno in Islanda per lo stesso motivo perché vi è un ufficio anagrafe che risale a quegli anni e le isole Tonga perché gli inglesi quando vi giunsero la prima cosa che fecero fu quella di istituire l’ufficio anagrafe. Altrimenti le multinazionali avrebbero continuato ad operare nei paesi poveri del terzo e quarto mondo lontano da occhi ed orecchie. Le multinazionali, infatti, per operare necessitavano di questa statistica dell’anagrafe. In Sardegna le multinazionali sono molteplici ed operano senza regole e non ci sono regole precise apposta. Ognuno fa quello che gli pare un po’. Nessuno dunque si è posto alcun problema. Caratteristiche favorevoli così per operare sono l’isolazionismo genetico quindi, e c’è il fatto che noi popolo italiano siamo distratti dai mezzi d’informazione che non informano, perché è una corsa alla notizia per chi la dà prima, ma non per chi la spiega meglio. Non c’è più il rapporto di causa ed effetto. Sono tutte monografie molto precise su quello che accade, però non si dice più alla gente perché accade e siamo bombardati solo ed esclusivamente dalla notizia dell’ultimo minuto. Io ho scritto questo romanzo perché volevo che le persone avessero un altro punto di vista per leggere quello che stanno facendo. Chi avrà la “mappa fisica del DNA” nelle mani? Premetto che la mappa fisica del DNA è il papà di tutti i DNA. Io ritengo lo debba possedere l’Unione Europea, una nazione, qualcuno che si occupi di Res Publicae e non una multinazionale, perché questa con il “papà di tutti i DNA” può decidere chi far vivere e chi far morire. Può giocare a fare Dio. Questo sta accadendo anche in Sardegna e lo stanno facendo qui per motivi molto semplici. Noi abbiamo il progetto pilota perché c’è stato proposto di sposare questo progetto, all’inizio erano 4 0 5 paesi dell’Ogliastra, ma in realtà sono tutte le ASL che stanno portando avanti i progetti. Ci sono istituti che non hanno neanche i soldi per pagare l’energia elettrica ed improvvisamentesi ritrovano pieni di soldi. Chi registra questi brevetti? Dove vengono registrati? A chi vengono venduti? Stanno centellinando i brevetti e le ricerche. Noi sardi siamo le galline dalle uova d’oro. L’isolazionismo genetico, la cronostoria ed il fatto che non ci poniamo neanche mezza domanda su quello che stanno facendo, favorisce queste loro ricerche. E questa è un’inquiesta che io nel mio libro ho romanzato, ponendo dei cammei della cronaca giudiziaria sarda, avendo lavorato a Nuoro per tanti anni, così ho utilizzato il mio operato da giornalista. Il mio lavoro non è scrivere libri, ma mi sono sentita il dovere morale di scrivere questo libro per informare il mio popolo e per metterela pulce nell’orecchio ai sardi ed alla gente. Sono fiera di esssere sarda e vorrei che in Sardegna nascessessero i “Partigiani del Genoma”, persone che si pongono problemi di natura bioetica. È vero che siamo in emergenza assoluta, ci sono persone che non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena e capisco che le casalinghe abbiano altro a cui pensare, piuttosto che mettersi a studiare questioni così complicate. Proprio per questo ho anche scritto un romanzo invece di un saggio noioso e complicato, in maniera tale che le informazioni fossero recepite da tutti. Io non voglio insegnare niente dal punto di vista scientifico. È chiaro che ho dovuto fare delle analisi, informarmi io stessa per potere scrivere qualcosa che non fosse una fesseria. I primi esperimenti scientifici sono corretti, ma nel libro ho reso la narrazione in modo tale che una volta letto il lettore possa porsi un problema o domanda.
Intervento del giornalista Andrea Frailis: In realtà noi lasciamo traccia ogni giorno di ogni cosa che facciamo. Quando usiamo la carta di credito, quando utilizziamo la tessera sanitaria, insomma lasciamo tracce su qualsiasi nostra azione, e se volessi io oggi sparire dalla terra non potrei farlo. Figuratevi se qualcuno avesse in mano la nostra “carta di identità genetica”. Potrebbe sapere spesso a nostra insaputa di che tipo di patologie possiamo ammalarci da qui a 20 anni; di che cosa dobbiamo morire e di che tipo di patologie posso trasmettere ai miei figli, ed inoltre che tipo di incovenienti potrei avere nel mio lavoro. Ecco tutte queste informazioni, se potessero essere usate per migliorare la mia vita, per allungarla, e per evitare che io possa trasmettere delle patologie ai miei figli io sono, ovviamente da salutare in maniera positiva, ma io non ho alcuna fiducia in questo sistema attuale. Come posso io avere fiducia nell’industria farmaceutica se da 10 anni nega ai paesi in via di sviluppo la licenza per poter produrre a costo zero o a costo irrisorio i farmici anti AIDS? Ed i bambini appena nati in Africa e nel terzo mondo continuano ad ammalarsi in maniera inconsapevole di AIDS, perchè le multinazionali dei farmaci non vogliono cedere le licenze di produzione. Io in questo tipo di industria non ho certamente fiducia. E posso dire che questo tipo di ricerche in qualche modo mi spaventa!
Lisa Corimbi: Le multinazionali...in Sardegna? Perchè ci sono i dati genealogici e i dati genetici che servono per ricostruire la storia e per portare avanti la ricerca e per trovare di conseguenza i brevetti. Oggi in Sardegna quanti ne sono stati trovati? Non lo sa conosce nessuno questo dato. A chi sono andati gli introiti? Noi sardi siamo le cavie, peró in cambio cosa hanno dato le multinazionali alla Sardegna? Posti di lavoro? In Ogliastra? Posti di lavoro di ricercatore a Talana? Ci stanno prendendo in giro. Si assumono degli infermieri in un laboratorio ed il discorso viene chiuso lì. Su quello che tolgono e quello che prendono non c’è un rapporto equo. Se questi dati venissero gestiti dalle compagnie di assicurazione, questo razzismo genetico porterà a tali situazioni: “Tu vuoi un’assicurazione sulla vita? No, non possiamo perchè nel 2015 tu ti ammalerai di patologia x, posto che statisticamente alla compagnia geneticamente risulta così. Questo succederebbe se i dati fossero gestiti da chi non dovrebbe gestirli. E chi dovrebbe tutelare il cittadino? In questo caso lo stato o l’unione di più stati? Ormai lo stato sta cedendo ciò che prima erano diritti assoluti, come la sanità, la ricerca, ecc. Adesso l’Unione Europea è questo “super stato-non stato” che decide tutto. A favore di chi? Non della popolazione, ma per le compagnie di Assicurazione e le compagnie farmaceutiche, chiaramente sulla nostra pelle. Noi siamo attualmente inconsapevoli di ciò. Dal mio punto di vista non stimo gli ignavi. Ad esempio, io non sono per la donazione degli organi e lo sono sempre stata, da subito e non perchè io non sia generosa, e non perchè in caso di morte non vorrei che qualcuno giovasse di parti del mio corpo, ma perchè anche in questo caso le regole non sono chiare. Mi prendo la responsabilità di ciò che dico. Il non sapere la filera di questo sistema, espone sempre i paesi a rischio. Perciò non mi sognerei di sopravvivere al fatto che in Brasile hanno ucciso un bambino per me. Non me lo perdonerei mai. Quando arriverà la mia ora, l’accetterò, perchè noi non siamo eterni. Noi non gestiamo la vita e la morte. Qui c’è gente che gioca con la vita e la morte della massa.
Andrea Frailis: Un altro dei temi che Lisa Corimbi tocca nel suo racconto è quello della religione. Un fatto che mi ha colpito. Ho fatto un raffronto con la realtà quotidiana del nostro tempo. È singolare che dei problemi bioetici, cioè dell’etica della vita, si occupi poco in un paese dove da alcuni anni a questa parte si parla in maniera quasi asfissiante di biotestamento. Quindi le possibilità o no di lasciare la libertà ad ognuno di noi di scegliere la propria morte. Se scegliere di continuare con delle cure in qualche modo invasive per reiterare addiritura per decenni oppure scegliere deliberatamente di potersi staccare per abbandonarequesto mondo. Non è strano che un paese come l’Italia, dove ci si riempie la bocca di biotestamento, di diritto alla vita, è tutto da verificare. La questione bioetica nel senso letterale, lessicale dei termini sia così abbandonata. Il diritto di certi malati a poter vivere in modo assolutamente personale e consapevole la propria malattia. Io non sento tantissime voci levarsi contro il commercio degli organi, al quale faceva riferimento Lisa Corimbi. I bambini spariscono per un pò di tempo in alcune parti del mondo e poi ritornano senza organi. E questa non è una pulce che noi giornalisti mettiamo all’orecchio.
Paula Pitzalis : Quali saranno le forze che porteranno avanti la difesa dei diritti umani, civili e sociali allora? Voi siete d’accordo con la visione che Ignacio Ramonet ha tracciato sia nelle sue conferenze sul Social Forum di Puerto Alegre sul fenomeno della globalizzazione commerciale, mentre la globalizzazione di internet invece ha permesso in questi tempi di far conoscere tematiche indigene e terzomondoste che i quotidiani occidentali evitano di pubblicare come la questione del Chiapas? Altra domanda che vi rivolgo è se secondo la visione di Aldous Huxley del suo libro “Il mondo nuovo” e “Ritorno al mondo nuovo”, nonostante la scienza e le multinazionali cercheranno di dominare il pianeta, bisogna sempre portare avanti questa lotta di difesa contro i titani per la Democrazia?
Lisa Corimbi: Io sono una persona positiva. Ho spento la televisione 2 e mezzo fa. Personalmente ho fattodelle scelte. La prima non mangio carne. Mi sono disintossicata. Da quando ho spento la televisione mi rendo conto di quanto sia facile nella mia nuova situazione. Faccio vivere anche mia figlia di 10 anni la quale non è un’associale ed un’isolata. Magari leggerà di più. Farà qualche disegno in più. Chiacchiera di più, ma inizia a costruire la propria coscienza. La mia lotta è una lotta impari tra me ed una bambina e le multinazionali più o meno dell’informazione, sia in relazione ai programmi per bambini con relativa pubblicità per adulti. Se hai i soldi per pagarti gli abbonamenti ricevi in televisione bei programmi altrimenti ti guardi o subisci tuta la TV di Silvio Berlusconi. L’informazione in Italia oggi? Un esempio, sto a casa seduta a mangiare con la mia famiglia e digerisco con la Tv, sel’accendo, un omicidio, un bambino massacrato, e con tante gocce di sangue versato... e poi l’intervento della Magistratura e degli investigatori che indagano, etc. Insomma alla fine io non mi sto nutrendo con la mia famiglia, ma sto fagogitando massacri e stupri. Mi provocano l’istinto a reazioni negative ed impotenti. Questa è una droga la cui descrizione, dopo l’assunzione di tali barbarità cede il posto all’informazione politica. Qui la pluralità dell’informazione si presenta con una notizia più o meno vera. Insomma riceviamo dell “non notizie” in Italia. La tua domanda sul c’è speranza? Sì, basta fare una scelta. Noi siamo veramente quello che scegliamo di essere. Ognuno di noi nella sua vita privata fa delle scelte. Io ho scelto di spegnere la televisione. Scelte difficili perchè ho una figlia. Io non sono una catastrofista. Sono disintossicata dal “catastrofismo mediatico” Infatti c’è speranaza perchè noi siamo esseri umani e gli esseri umani hanno il pensiero dell’eternità. Noi abbiamo uno spirito di conservazione mentale. Quando “loro” ci chiudono la speranza, il fatto che tu non ci puoi fare niente perchè quel bambino in Monzambico o America Latina sta muorendo di fame e tu stai cucinando “4 salti in padella” o “gli spaghetti”... insomma finita la notizia del bimbo massacrato o che muore di fame, tu mangi gli spaghetti e ti senti una merda perchè tu ti stai nutrendo e l’altro no. Poi subito il giornalista televisivo con il viso affranto ed addolorato cambia espressione di gioia e felicità ed annuncia il nuovo calendario erotico della diva o attrice del momento. “Oggi la TV informa confondendo e mixando la merda con la speranza. Il bello con il brutto. Il desequilibrio ed il macabro con il tragico ed il sereno e l’equilibrio esistenziale. Alla fine si torna dal lavoro, ci si siede a tavola, si ascolta questo impasto di false informazioni e non si comunicapiù neanche con la propria moglie e figli.” Io poi vivo ad Olbia, in Costa Smeralda ed è difficile proprio adesso che il tendone del “circo estivo” è stato smontato. Adesso il circo è spento.
Andrea Frailis : Io, come giornalista televisivo, concordo sul parere e visione attuale di Lisa. Un anedotto che vi racconto è che per la mia mole di lavoro è una delle poche occasioni che ha mia figlia di vedermi qualche volta quando torno a casa a pranzo. Quando era piccolina a 2 anni e mezzo mi chiedeva sempre: “Papà possiamo invitare Topolino a pranzo”? Io cercavo di spiegarle che Topolino era un personaggio dei cartoni animati e lei mi contestava : “Sì, ma tu sei in televisione e puoi venire a pranzo e lui che sta in televisione come te, perchè non può venire a pranzo?” Una logica ferrea ed una domanda asoolutamente non contestabile. Per rispondere alla domanda rivoltami dalla collega di Radio Chango la mia visione è sì. La Democrazia dal basso è la risposta e ne sono convinto. Quando leggo e vedo che, per esempio Barak Obama, ha finanziato la sua campagna quasi esclusivamente su internet, quando alcuni problemi sono stati portati non a soluzione, perchè questo è impossibile, ma affrontati in modo coerente e coraggioso grazie al passa parola che arriva su internet per diverse tematiche, ma non soltanto su internet, ma sulla capacità di “Autorganizzazione dal basso”, senza delega e “senza dargli una connotazione anarchica negativa”, questo sì assolutamente è positivo. Senza di questo disagio io via di uscita non ne vedo. È anche un poco sconsolante e sconfortante la condizione attuale, ma il fatto che siamo davvero noi uno per uno, nella nostra individualità, padroni del nostro destino. C’è la possibilità di informarsi e di capire, ovviamente per ciascuno di noi in base agli strumenti culturali di base che ha a disposizione al suo stato. Questo è assolutamente vero. Le grandi operazioni, al di là della manipolazione genetica, è fatta sulla manipolazione delle coscienze, sull’addormentamento delle coscienze, sul saporifero tentativo di metteretutti al riparo di una verità”. Nel nostro paes, in Italia, in 30 anni qualche cosa è successo. Che se ne siano accorti o no, è successo tra i nostri figli, nella scuola, nella televisione, nei giornali. È successo nei libri che leggiamo. Sarà un caso che nel 1968 le trasmissioni dei quiz prevedevano domande davvero difficili, mentre oggi si vince mezzo miliardo aprendo un pacco. Qualcosa è successo in questi 30 anni. Che ce ne siamo accorti o no le nostre coscienze sono state manipolate. Un popolo incapace di capire, di discernere, è un popolo facilmente addomesticabile nella testa e corpo, e che è a disposizione poi di operazioni più o meno confessabili come Lisa Corimbi ha scritto nel suo libro. Però da qui a sostenere che non abbiamo gli strumenti a disposizione noi tutti, non generalizziamo.
Paula Pitzalis (a Lisa Corimbi): Rischiamo di perdere l’identità sarda totalmente se non diventiamo “Partigiani del Genoma Sardo?”
Lisa Corimbi: Rischiamo molto di più. Rischiamo di perdere la nostra mappa fisica del DNA che anzichè appartenere al popolo, appartenga, invece, alle multinazionali che la stanno studiando.
Paula Pitzalis: Nel tuo libro romanzo parli anche di sperimentazioni umane in Sardegna, nella realtà questo è possibile?
Potrebbe essere possibile. Io, ovviamente, ho scritto un romanzo dove in una parte ho posto dei cammei. Dovevo raccontare una storia da rendere interessante e l’inchiesta era a margine. Però di questi cammei non credo che sia avvenuto così, ma credo che tutte le componenti, la Magistratura, le Istituzioni Medico-Scientifiche e dell’Informazione, siano “nel giro”, compromesse nel gioco.
Paula Pitzalis: Perciò hanno una coscienza di ciò?
Lisa Corimbi: Chi decide ha una coscienza, chi fa la bassa manovalanza ovviamente meno consapevolezza degli eventi e chi li subisce ancora meno.
www.manvernd.is
www.aisara.eu/libro.php?id=13
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